Reggio Emilia. Per trovare lavoro, meglio il PD che una laurea ad Harvard

Sempre citando Ennio Flaiano, possiamo dire che la situazione politica a Reggio è grave, ma non seria. I problemi sono molti, ma il clima è buono, forse complice la presenza del Generale estate e allora non resta che affidarsi ancora ai cattivi pensieri.

 Come già scritto, abbiamo una Giunta Comunale che induce alla depressione. Vecchi non ha pensato ad un progetto di Città, nei suoi otto giorni di buen retiro ha usato bilancini e alambicchi, per distillarci una giunta da perfetto manuale Cencelli e priva di novità. Più Europa, Mdp e i Verdi hanno avuto il loro assessorato, portandoci al quadripartito.

La dirigenza comunale, gravata da nuovi avvisi di garanzia è rimasta al suo posto, pur con qualche rotazione, solo per dare alla Città l’idea dell’”annaccamento”, agitarsi senza muoversi, al grido di: facite ammuina.

Lotta nel Pd per l’assessorato al welfare: aspiravano Iotti e La Rabitti, già premiati in passato con la presidenza di E35 e di Fcr. Il primo è stato nominato presidente del Consiglio Comunale, presidenza di rappresentanza e di campanello, ma credo dotata di dignitoso appannaggio, sebbene come neo eletto dubitiamo sappia qualcosa del regolamento e dei lavori d’ aula. La seconda, recordwoman di preferenze che aspira a succedere a Vecchi, è stata dirottata alla cultura. Bene, la volta precedente un assessore alla cultura neppure c’era. Il che dice però che del merito e delle competenze frega niente a nessuno.

Il fiocco nella giostra del welfare lo ha staccato l’assessore Marchi, che lo ha unito all’assessorato al bilancio, un novello Di Maio. Resta il fatto che come dipendente in aspettativa o ex dipendente non sappiamo, di una cooperativa sociale che intrattiene rapporti col Comune, si potrebbe profilare un conflitto di interessi. Però a Reggio i conflitti di interessi non interessano a nessuno.

La mente della campagna elettorale di Vecchi, la sua ispiratrice, L’assessora Montanari, per lo stress della partita ai supplementari, ha postato su Facebook la Meloni a testa in giù. Facendo riecheggiare nella mente di noi sessantottini il grido dei comunisti: “ci piace di più Almirante a testa in giù”. Dubitiamo che la nostra assessora abbia elaborato tutto il ragionamento, partendo da Piazzale Loreto, ma questo le è costato la reprimenda del segretario nazionale Zingaretti. Insomma, uno spot pubblicitario, una medaglia alla Resistenza, roba che la chiameranno tra breve a presiedere l’Anpi

Arrestato il sindaco di Bibbiano, a cui hanno pure negato la scarcerazione e il Pd, come sempre ha riconfermato la sua fiducia nell’operato della magistratura e pure nella correttezza dell’indagato: un perfetto ossimoro. Non contenti di questa contorsione, la facente funzioni di sindaco ha dato mandato di querelare chi abbina il nome di Bibbiano all’indagine sugli affidi, anziché annunciare una costituzione di parte civile contro eventuali responsabili. Dice la giunta bibbianese che un fatto non può essere abbinato al luogo. Non si potrà dire delitto dell’Olgiata, ma delitto in area prossima a Roma. I fatti oggetto di indagine sono avvenuti in val D’Enza: si potrà dire o sarà meglio scrivere: valle frequentata da Francesco Petrarca??

Annotavo nelle previsioni prima del voto che Vecchi avrebbe vinto ed era facile e che la Rubertelli sarebbe stata l’unica oppositrice in Consiglio Comunale, dubitavo di me stesso allora, ma oggi mi sento il mago Otelma: la Ognibene non ha neppure messo piede in consiglio e Salati temo durerà poco. Un monito ai seguaci del rito del cosiddetto voto utile.

La Lega ha dichiarato l’Aventino, disertando le prime sedute del Consiglio Comunale, perché Salati non è stato eletto vice presidente del Consiglio, al suo posto le altre opposizioni hanno scelto l’avvocato Bassi di Forza Italia. Ora, essendo i leghisti 6 e i 5 stelle, Alleanza Civica e Forza Italia 6, sono risultati decisivi i voti del Pd. Anche se si fossero astenuti, avrebbe prevalso Bassi per anzianità. Se invece di dare ordini, la Lega facesse politica, l’Aventino non sarebbe necessario, inoltre non portò bene.

Il maggior giornale cittadino ha messo al primo posto tra i problemi, il futuro politico dello sfidante sconfitto alla corsa a sindaco, Roberto Salati. Si iscriverà al gruppo della Lega, di Forza Italia o fonderà addirittura un suo gruppo?  Il maggior problema della Città non ha ancora trovato soluzione definitiva, dipende appunto da come Salati fotograferà la situazione.

Dopo le conclusioni di Vecchi alla convention annuale degli industriali, si è registrato un incremento del Pil, tanto che il prossimo anno si pensa di affidargli la relazione introduttiva. Il Pd non è solo il partito dei ricchi, ma pure il partito che ti fa ricco.

 Forza Italia pensa sempre di tenere un congresso, pare entro l’anno e addirittura delle primarie, ancora non si sa se aperte a tutti o ai soli quattro iscritti. Un affettuoso consiglio ad affrettarsi, il partito si sta squagliando e non è solo per effetto del caldo.

I 5 Stelle avevano minacciato di espellere un loro esponente per un post spiritosamente goliardico, ma giudicato sessista, al grido di meglio pochi ma buoni. Ora dato il fulmineo addio della Ognibene, il nostro goliardico si ritrova in Consiglio, attende nel misto, che la mitica onorevole Ederina Spadoni emetta la sentenza, ovviamente sentiti garanti e probiviri.

Scrivono i giornali che in corsa per la direzione generale del Comune ci sono l’ex deputato Gandolfi e l’ex segretario di Castagnetti e poi di Delrio, Battini. Prima considerazione: i dirigenti dovrebbero essere tecnici e i ruoli tecnici non dovrebbero servire a collocare politici perdenti posto. Seconda considerazione: per trovare un posto, meglio frequentare una sezione del Pd, che laurearsi ad Harvard.

 

 

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