Reggio Emilia, avanti si vota

reggio-emilia-300x225 “Venghino signori” alla bancarella del voto, siamo alla vigilia della tornata amministrativa e Reggio si appresta a votare, con alcune corpose novità: certo la presenza massiccia dei seguaci di Grillo, ma la volta precedente il leghista Alessandri prese quasi il 20% dei consensi,  quindi, non di questo si tratta. Le novità vere sono la grave crisi economico per cui siamo passati dalla piena occupazione ad una forte disoccupazione, soprattutto giovanile,  il ceto medio è uscito drasticamente ridimensionato e impoverito, che centinaia di fabbriche, uffici e negozi hanno chiuso,  le ore di cassa integrazione sono esplose,  le nuove povertà sono in aumento geometrico, mentre le gru dei cantieri edili, che garrivano al vento come le bandiere di uno sviluppo senza fine, sono oggi ammainate. Perfino le invincibili cooperativo, vanto e forza del potere “rosso”, hanno dovuto piegare la testa e arrendersi, in alcuni casi al vento di un cambiamento strutturale e irreversibile.

Le famiglie, un tempo piccole casseforti, vedono aumentare i loro debiti anche a causa di una tassazione locale vorace, mentre i servizi peggiorano e si è formata una casta di burocrati e politici, autoreferenziale e protetta dai suoi privilegi. Infine è la prima campagna in cui giocheranno un ruolo primario internet e i social network. In questo scenario così cambiato, non stupisce che il Pd, partito guida da sempre, sia percorso da lacerazioni mai viste e rischi seriamente il ballottaggio, né stupisce il proliferare di liste civiche, che sono il segno del malessere di una società che non si sente più rappresentata dai partiti tradizionali, dominati dalle nomenclature di sempre. Occorrerebbe cambiare il senso di marcia della Città, mentre i partiti pensano che basti cambiare il sindaco, insomma, sono fermi al secolo scorso. Purtroppo i momenti di crisi non sempre portano al cambiamento, a volte la paura può spingere ad aggrapparsi al vecchio potere o a seguire la protesta demagogica, o peggio ancora a ritirarsi nel non voto. Tutte soluzioni senza respiro, quando invece è il tempo di mettersi in gioco per cambiare veramente le cose, con una partecipazione diretta, direi appassionata, scegliendo uomini e donne nuovi, perché il cambio di una classe dirigente è un valore in sè. In tempi difficili occorre più partecipazione e meno delega, visti anche i risultati della delega.

Si dice che il Pd rischia il ballottaggio, sarebbe il meno, visti gli scarsi risultati e soprattutto l’arroganza di questi ultimi anni di governo. Però si dice che tanto, alla fine vinceranno ancora loro, è possibile, ma cosa vinceranno? Poltrone, posti di sottogoverno. Per andare dove? Da nessuna parte vista la lettura arretrata che danno del cambiamento globale e della crisi. Un potere forte anche se ferito, può fare paura, può portare all’adeguamento, ma non è una buona ragione per rinunciare al cambiamento. Se non ora, quando?.

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