Referendum e crisi

vignettaftStop ai sondaggi, per quel che servono, da oggi non ne avremo più, o meglio non li avranno gli elettori, gli addetti ai “livori,” giornalisti, politici, banchieri e faccendieri vari continueranno a farli e ovviamente a leggerli. Poi dicono che gli elettori sono ignoranti, se non votano come sperano le elite dall’alto dei loro terrazzi. Al momento dicono i sondaggi il no sarebbe in vantaggio, ma gli incerti sono tanti e ogni risultato è possibile, il vecchio Franco Marini, pugnalato da Renzi sulla via del Quirinale, dice che confida che questi incerti nelle ultime ore si rechino ai seggi in massa per salvare il Si, come accadde al referendum sulla scala mobile, promosso da Bettino Craxi, il problema è come spaventarli abbastanza perché corrano ai seggi. Escludendo le minacce di morte di De Luca, argomento efficace, ma rivolto alla sola Bindi, che al massimo priverebbe il no di un voto, non prendendo sul serio le minacce infantili della Boschi sul ritiro degli ottanta euro, che comunque riguarderebbero chi li ha ricevuti, restano due minacce corpose: la crisi finanziaria e la fine della stabilità. Per quanto riguarda la crisi finanziaria è cominciata dall’elezione di Trump, borsa italiana in calo, interessi sui titoli di Stato in crescita, perdita di valore dei titoli medesimi, temiamo che a dicembre ci sarà poco da grattare nel barile. Fuga degli investitori dalle banche, ma chiediamoci chi ha portato al fallimento le banche, essenzialmente l’intreccio perverso tra banchieri e politici, fatto ultravisibile in Etruria e Mps. Il Pd, dopo aver incendiato la casa, chiede agli elettori di portare l’acqua per spegnere l’incendio, senza che nessuno paghi per le responsabilità. Che vinca il si o il no a Siena sarà bail in, cioè il conto lo pagheranno i risparmiatori, glielo diranno dopo, per avere il loro voto. Infine il mantra della stabilità, se vince il no la stabilità di governo andrà perduta,  perché Renzi andrà a casa, ma la stabilità non è un valore in sè, stabile fu l’ultimo governo Andreotti, prima del crollo della prima Repubblica. Il governo Berlusconi durò più di quello De Gasperi, quello che conta è l’azione del governo e non la sua sopravvivenza. L’impressione che si tenti di durare a prescindere, è forte, magari sostituendo la paura dello spread a quella del comunismo. Così si chiama al voto plebiscitario, nascondendo sotto il tappeto i problemi veri, come la crisi Mps o il malfunzionamento dello Stato, o un riformismo furbo, ma non profondo, abbiamo la buona scuola e tutti sono scontenti, anche il Premier che manda i figli a una scuola privata. Ecco perché siamo chiamati a votare non sulla Costituzione, ma sul nostro De Gaulle in sedicesimo e dobbiamo farlo in assoluta libertà. I francesi mandarono a casa il Generale che pure aveva garantito molto di più di una stabilità fittizia.

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