Raimo, Riotta, e lo strano vizio degli intellettuali che regalano voti a Salvini

Questa volta più che mai il vizietto di darsi l’aria di superiorità intellettuale ha danneggiato, e danneggia ancora, la sinistra. E consegna sempre più l’opinione pubblica e social nelle mani delle destre

La notizia è che ha vinto il Pd, ma per chi vota all’estero. I Democratici per gli italiani residenti fuori dall’italia sono il primo partito, con il 32, 4 per cento. La Lega si è fermata al 18, i Cinque Stelle al 14. Lo scenario che molti moderati sognerebbero, anche se sul voto degli italiani fuori d’Italia viene in mente la storica battuta di Daniele Luttazzi: “Troppo comodo bello mio, se li voti te li becchi”.

Il commento arriva da un principe del giornalismo come Gianni Riotta con questo tweet

Gianni Riotta @riotta
 

Come sempre il voto degli italiani all’estero non premia la destra e i populisti. Perché han visto il mondo, non i talk sciò.

 
La sintesi tra commento e notizia e che anche un principe del giornalismo non riesce a trattenersi dal dare una leccata -di endorfine c’è bisogno- al cioccolato del pregiudizio.

Chi è studiato, saputo, “capisciuto”, e in questo caso viaggiato, vota Pd, e gli altri, quelli che votano Lega o Cinque Stelle o sono, oltre che fasci, dei beoti ignoranti che fanno seriamente riflettere sulla necessità di ritoccare il concetto di democrazia.

Dalla leccatina al cioccolato di Riotta si passa al tuffo nella Nutella, alla Nanni Moretti inBianca, per Gianni Cuperlo, politico di lungo corso sin dai tempi del Pci: «A me colpisce che oggi la Lega sia il primo partito in Sardegna dove il 33 per cento dei ragazzi tra i 14 ed i 18 anni che frequentano la secondaria non finirà gli studi» ha detto Cuperlo da Myrta Merlino.

Vero che Cuperlo si è tirato fuori subito dalla Nutella, con una dichiarazione mandata ai giornali in cui spiegava: «ritengo una forma acuta di stupidità collegare il titolo di studio di chiunque all’espressione del suo voto», ma qui non si può non notare che la tentazione elitista se non altro per carenza di endorfine post elezioni è sempre lì.
È il grande rimosso che non si può dire, e quanto meno si nomina quanto più attrae.

L’analogia tra Lega e Fascismo è servita solo, forse, a far guadagnare qualcosa al Pd. Una specie “voto Dc turandomi il naso” di Montanelli

Tipo cioccolato. Tipo Nutella. Fase orale della politica. Chi scrive, se dà un’occhiata ai post della sua bolla su Facebook è sommerso dai povera patria e dagli espatrio (ed entro nel golden cicle della maggioranza moderata).
Allora, forse, meglio Gad Lerner, che parla con precisione di “classi subalterne” che si votano al nazionalismo, come negli anni Venti. Anche se in questo caso bisogna rilevare che l’analogia tra Lega e Fascismo, o alla stagione pre-fascista -e durante il Salone del libro ne abbiamo avuto la rappresentazione più potente- è servita solo, forse, a far guadagnare qualcosa al Pd, stante che la sinistra-sinistra è scomparsa dalla mappa degli esiti elettorali.

E tutto ciò, l’aver lavorato sì contro la Marea Nera, ma a favore del Pd, potrebbe dare fastidio a qualche intellettuale di schietta sinistra, tipo Christian Raimo. Stante che il Pd rappresenta l’area moderata, le battaglie antifa avrebbero avuto la funzione di spingere l’elettore (in)consapevole ma capisciuto verso i moderati: una specie “voto Dc turandomi il naso” di Montanelli in una versione post novecentesca. Invertita. Carnevalesca.

La macchietta dell’elettore di destra becero è uguale a quella del “sontuoso attico di Nuova York” che usa Diego Fusaro quando parla del cosiddetto “establishment”

Sta di fatto che la macchietta dell’elettore di destra becero, ignorante, se non geneticamente cattivo, è innanzitutto vecchia. È già stata usata per quasi vent’anni con gli elettori di Berlusconi, di cui adesso a sinistra molti hanno nostalgia in quanto amanti del modernariato e ed ex spettatori di Drive In.
E inoltre, in tempi di polarizzazione del dibattito (un modo scientifico per dire che siamo tutti incarogniti su Facebook, mentre qualcuno è specializzato in incarognimento su Twitter) è esattamente speculare a quella del “sontuoso attico di Nuova York” che usa Diego Fusaro quando parla del cosiddetto “establishment”, dei “poteri forti”, eccetera. Sono esattamente la stessa cosa. Macchiette dell’ideologia. Meme. Equivalgono al gattino coi baffi da Hitler. A Omar Souleyman che sotto alle sue meravigliose tastiere deliranti appare in ogni contesto, dalle piramidi a Parigi. Tranquilli, Di Maio non ha perso perché tutti gli davano del “bibitaro” sui social.

Sono tutte rappresentazioni perfettamente funzionali, anche se con le migliori intenzioni, al discorso populista, che (appunto come spiegato qui) si nutre di una radicalizzazione social molto libera nei contenuti, ma utilizzabile e utilizzata, in genere non dai moderati.
La parola “autocritica” sa di muffa, è vero. Autoanalisi non si può senti’. Ma analisi della realtà ci sta. Forse è meglio della Nutella (anche perché fase orale per fase orale, sui post di cibo c’è già Salvini) e dei meme.

Da Linkiesta

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