Quattro amici al bar per cambiare la Costituzione

amici_bar Avevano vissuto in esilio, in galera, in clandestinità. Erano andati sui monti a testimoniare un’opposizione libertaria. Alcuni di loro morirono. E il 2 giugno alcuni di loro furono eletti all’assemblea costituente. In un anno e mezzo, nonostante le grandi differenze ideologiche, scrissero la carta costituzionale, 144 articoli, di cui 5 furono poi abrogati. Erano uomini con esperienze differenti, con aspettative differenti e ci misero 18 mesi. Ora quattro gatti sconosciuti ai più vogliono cambiare 51 articoli. Per farli erano in 556, ora solo altrettanti a votare sì/no, ma il dibattito sul merito non lo ha visto nessuno. Ogni tanto in qualche talk show arriva il solito beneinformato che ci dice il perché e il per come. Ma un dibattito sul merito, sulle conseguenze, sui buchi eventuali che si creano, questo no. Non ho mai sopportato Baffino, troppo supponente per poi essere preso in giro dall’ex tutto (ex cavaliere, ex premier, ex milan e quasi ex mediaset), ma almeno lui per riformare la Carta, una Costituente la voleva. Questo minchiabimbominchia, drogato di parole, pretende di fare con i quattro amici al bar. Che di regola sono quelli che fanno a chi le spara più grosse. E forse ha ragione, se si pensa che sempre quel 2 giugno quasi 11 milioni di italiani votarono per la monarchia, ovvero per quel re che aveva regalato l’Italia a Mussolini, che poi scappò a Salerno, lasciando l’esercito senza indicazioni, allo sbando e al massacro dei tedeschi (Cefalonia, tanto per dire). Era anche fisicamente una macchietta, eppure era il re e 11 milioni di italiani, magari con morti, mutilati o deportati in famiglia, votarono per lui. Questo spiega anche perché la nostra Costituzione sia rigida e lunga. Forse mostra i segni del tempo, forse. Perché forse è il nuovo che avanza che vuole qualcosa di differente. Il nuovo è visto come positivo, balle. I 556 eletti lo furono nella stragrande maggioranza per le loro idee. Oggi lo sono per la loro appartenenza. La Finanza nel ’46 era la Guardia di…, oggi è tutto, compra tutto e vuole tutto. Quello che non vuole, sono uomini pensanti e indipendenti. Quindi non vogliono che votiamo per decidere se il TTIP ci va bene, come non ci hanno interpellato per il WTO, neppure sull’apertura a nuovi Stati membri in Europa, hanno chiesto il nostro parere. Per aver mano libera, mettono ora mano a quello che li può fermare: i principi fondanti di uno Stato, il nostro. Riformare non vuol dire stravolgere e non vuol dire farlo, senza aver sentito la Corte Costituzionale ( sennò cosa la paghiamo a fare). Sul merito mi informerò, per quegli uomini (di allora, che poi cambiarono molto e molto spesso in peggio) e per l’arroganza del modo, è in partenza un NO secco.

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