Putin e la scommessa più rischiosa

In Ucraina il presidente russo Vladimir Putin gioca la sua scommessa più rischiosa. Basterà una rassicurazione della Nato o le manovre del Cremlino porteranno a una guerra? E quale può essere il conto per Mosca? L’analisi di Stefano Stefanini, senior advisor Ispi

La crisi ucraina tiene in ostaggio l’Europa. Sono gli americani a farsene carico. I russi sono ben contenti di mettere le carte su un tavolo bilaterale Mosca-Washington. Come ai vecchi tempi. Siamo nell’anno di grazia 2022. L’Europa si è integrata, allargata, istituzionalizzata, globalizzata, incrinata, potenziata. Ma quando la sua sicurezza è a rischio dipende dagli Stati Uniti.

Gli europei delegano Washington per supplire ai propri limiti di frazionamento politico, insufficienza militare e debolezza diplomatica. Il loro ruolo, tutt’altro che irrilevante, rimane quello di alleati dei quali gli Usa ha bisogno per presentare un fronte unito – che Mosca anelerebbe rompere; l’Ue (la Germania, ma anche l’Italia) avrà un peso determinante nell’efficacia o meno della punizione economica nel malaugurato scenario di invasione. Ma quando la posta nel piatto del poker con la Russia è guerra o pace la mano è americana.

Vladimir Putin gioca a “invado, non invado”, con Kiev nel mirino e la Nato sulla corda. Nessuno – neanche i suoi Ministri – è in grado di prevederne le decisioni. Tenere una porta socchiusa alla diplomazia gli serve a mantenere la suspense.

Gli americani però non si lasciano sfuggire lo spiraglio. Incontrano a metà strada la richiesta russa di controproposte scritte ai due inaccettabili trattati offerti da Mosca agli Usa e alla Nato. Washington metterà per iscritto solo delle “idee”. Può sembrare lana caprina – e lo è per il buon senso comune – ma la diplomazia si fa così. Il dialogo Usa-Russia dunque continua. I preparativi militari russi pure, in un misto di cortine fumogene e reali rafforzamenti offensivi.

Dopo l’incontro di Ginevra fra Antony Blinken e Sergei Lavrov le sorti dell’Ucraina sono più che mai in sospeso fra negoziato e guerra. La crisi è stata artificialmente creata dal presidente russo. Quando la Russia ha cominciato a muovere truppe intorno all’Ucraina il Donbas era relativamente tranquillo. Dopo aver messo in piedi la minaccia militare, Putin ha inopinatamente tirato fuori dalla manica due trattati che chiedono all’Occidente di riconoscere una zona d’influenza russa in Europa, coincidente con il perimetro dell’Urss Baltici esclusi, e di abbandonare l’Ucraina, che vi rientra, al destino di protettorato moscovita.

Cos’ha ottenuto il presidente russo? Il no di Usa e Nato ai trattati era più che prevedibile. Altrettanto che l’Ucraina si preparasse a resistere a un’invasione. Gli americani non si sono tirati indietro e, tranne sfumature, il fronte Usa-Nato-Ue è rimasto unito. Se Putin sperava di spaccarlo, specie sulla faglia dell’Atlantico, ha fatto un errore di calcolo. Il vecchio disegno di Mosca, il decoupling della guerra fredda, non è   mai riuscito.

Tuttavia, messi di fronte al ricatto russo, gli americani, con Nato ed europei a ruota, hanno accettato di discutere con la Russia di reciproca sicurezza. Finora non lo avevano fatto malgrado ripetuti tentativi russi. Il concetto di “sicurezza europea” è molto vago ma certamente vi rientra l’idea che sia garantita alla Russia – che ha sollevato il problema. Ma non soltanto a Mosca: a tutti gli altri Paesi europei, Nato e non-Nato.

Se e quando tali garanzie erga omnes siano sistematizzate in un quadro di sicurezza collettiva in Europa, anche il problema dell’Ucraina nella Nato verrebbe a cadere. Kiev non avrebbe più bisogno di candidarsi alla Nato per garantirsi sicurezza dalla Russia. Per l’Ucraina l’importante è blindare la propria sovranità e indipendenza eliminando una volta per tutte la spada di Damocle che Mosca le tiene sospesa sul capo. In cambio, la Russia incasserebbe l’Ucraina fuori dalla Nato.

Non è una formula nuova: il caso di scuola è la Finlandia durante la guerra fredda. Funzionò benissimo. Ma la scelta fu finlandese allora, dev’essere ucraina oggi. E certo non può essere fatta sotto la pistola puntata russa. Che, al contrario, lascia a Kiev l’aggancio alla Nato e agli Usa come unica alternativa di sicurezza nazionale.

La strada per ricostruire la sicurezza europea è lunga e complesso. Il bivio fra guerra e pace in Ucraina si attraversa invece nelle prossime quattro-sei settimane. L’inerzia di manovre, movimenti truppe, diversioni e minacce spinge verso la prima. Ma invadere l’Ucraina non sarebbe una passeggiata. La Russia pagherebbe un prezzo militare elevato, più le punizioni economiche messe in cantiere da Usa e Ue. Sono rischi che Putin deve soppesare.

L’alternativa è continuare il dialogo con Washington. Non sappiamo quali saranno le idee scritte americane. Non si discosteranno molto da una cauta apertura per negoziare spiegamenti di missili ed esercitazioni militari. Ma sarà un primo passo.

Nel frattempo, alla Nato si parla il meno possibile delle candidature di Ucraina e di Georgia. I russi sanno benissimo che oggi non sono nel menu dell’Alleanza. Putin ha ottenuto di essere preso sul serio. Gli basterà per dichiarar vittoria e non avventurarsi in una guerra disastrosa – anche per la Russia?

Da Formiche

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