Primarie Pd. L’Ingegnere va con Bersani

primarie pd gettyDomenica 4 Novembre su Rai 3 a “Che Tempo che Fa”, trasmissione culturale e politica di punta del palinsesto serale della Terza Rete, è andato in onda il festival dell’ipocrisia.

Ospite del conduttore Fabio Fazio c’era il finanziere Carlo De Benedetti.

L’Ingegnere ha partecipato su “invito” con il palese intento di dare manforte a Pier Luigi Bersani, nella lotta intestina per le primarie PD, contro l’oppositore Matteo Renzi.

Lo si è capito chiaramente, senza nemmeno nasconderlo troppo, quando il Presidente uscente di Cofide-Cir, nonché proprietario del quotidiano” La Repubblica”, ha dichiarato candidamente la sua preferenza per Bersani. Mossa del Segratario di Via Botteghe Oscure che nemmeno Giuseppe Bottazzi, al secolo Peppone, avrebbe osato. La scelta dei bersaniani, di cui il “buonista” Fazio ha dimostrato di farne parte a pieno titolo, potrebbe essere la risposta fiera all’incontro che Renzi ebbe a metà ottobre con una parte della comunità finanziaria milanese, capitanata dal suo amico Davide Serra.

Da qui Bersani prese la palla al balzo per dare fuoco alle polveri di una polemica che mise in cattiva luce il Sindaco di Firenze, ma che si dimostrò un clamoroso autogol anche per chi l’aveva generata. Bersani infatti, nell’occasione sostenne, a ragione, che il fondo Algebris di Serra aveva sede nel noto paradiso fiscale delle isole Cayman. Seguì la risposta di Renzi, nel ricordare al Segretario PD che fu tra i responsabili sia della più sconsiderata acquisizione bancaria di tutti i tempi: l’Antonveneta da parte del Mps, di cui ancora oggi se ne pagano le conseguenze in termini di redditività, sia per lo scandalo Bnl-Unipol.

Non pago di tutto ciò, ecco che Bersani estrae dalla manica l’Asso piglia tutto. Far partecipare alla propaganda elettorale De Benedetti in suo favore, che, davanti agli schermi televisivi domenica sera, dava lezioni di moralità imprenditoriale, esaltazione di forze giovani e modernità di vedute. Il problema però è che il finanziere italo-svizzero non è conosciuto proprio come un frate francescano. Corrado Ariaudo, direttore finanziario del gruppo Olivetti ai tempi in cui De Benedetti era proprietario, in seguito premiato con un ruolo di vertice nella holding M&C dell’Ingegnere, ebbe una condanna pendente in secondo grado di 2 anni e 2 mesi per bancarotta fraudolenta. Olivetti scaricò tutto il debito in una Bad-company, la OP Computers, che fallì in seguito, lasciando senza lavoro 400 persone. Era il 1999.

Ma già nei primi anni 80 Carlo De Benedetti si fece conoscere alle cronache giudiziarie quando uscì dal Banco Ambrosiano di Calvi un attimo prima del crack più scandaloso della storia d’Italia. L’ex patrono d’Ivrea entrò nella banca milanese acquistando un 2%, facendosi attribuire la poltrona di vicepresidente, carica che ricoprì per ben 65 giorni. Vendette poco prima la sua partecipazione e percepì una buonuscita di 81 Miliardi di Lire. Subito dopo il Banco Ambrosiano fallì, con il codazzo di intrighi internazionali che ne seguirono. Fu investito anche dal ciclone “Mani Pulite” nei primi anni 90 per tangenti a PSI e DC. In tutte le vicende giudiziarie in cui fu coinvolto direttamente od indirettamente  ne uscì clamorosamente illeso, un po’ schizzato di fango, ma riabilitato.

Domenica sera c’era da rimanere di sasso ascoltando De Benedetti accusare Silvio Berlusconi di corruzione e Sergio Marchionne di liberismo senza scrupoli. Ha poi superato se stesso nel momento in cui sottolineava l’importanza di imporre una “Patrimoniale” agli italiani per far ripartire la Nazione. Proprio Lui che ha ottenuto la cittadinanza Svizzera. Fabio Fazio ascoltava tutto questo con quel suo caratteristico sguardo, costruito ad arte, da cittadino perbene, indignato od ammirato a seconda di quel che l’Ingegnere proferiva contro i suoi nemici o predicava dal proprio Vangelo. Discorsi conditi con tanta ipocrisia ed un pizzico di demagogia, marchi di fabbrica della trasmissione Rai, siliconata e schierata spudoratamente.

La verità è che Carlo De Benedetti rappresenta un campione di furbizia e scaltrezza. Capì subito, muovendo i primi passi nel mondo della finanza, che in Italia era buon affare tenere un piede nella grande casa delle Sinistre, in coabitazione sia con quella parte di Magistratura ideologicamente schierata, sia con i sindacati. In conclusione, non pare una strategia fortunata accostare Bersani con un personaggio le cui scorribande, su e giù nel mondo della finanza italiana, sono diventate celebri esempi di opportunismo, meritevoli di essere insegnate ancora oggi nei Master di perfezionamento professionale ai giovani rampolli che guideranno il timone di hedge funds speculativi.

Se la risposta della vecchia nomenklatura pidiessina al rottamatore Renzi è questa, forse il giovane fiorentino dirigente del PD né ha tutti i motivi per continuare con tanta energia, il rinnovamento.

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