Primarie democratiche: il favorito ora è Bernie Sanders

Di Francesco Nicodemo

In Usa gran parte del dibattito politico riguarda le presidenziali del prossimo anno ed è quindi opportuno capire come si stanno muovendo i democratici. Il prossimo mese, per la precisione il 12 settembre a Houston in Texas, ci sarà il terzo dibattito tra i loro candidati in corsa per la Casa Bianca. Per partecipare si dovranno rispettare alcuni requisiti entro il 28 agosto, ovvero raggiungere il 2% in quattro sondaggi approvati dal Democratic National Committee e avere 130mila donatori, tra cui 400 in venti diversi Stati. Come riporta Axios, fino a questo momento, coloro che hanno già raggiunto il 2% in quattro sondaggi approvati e che dispongono di 130 mila donatori unici sono: Joe Biden, Bernie Sanders, Kamala Harris, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg, Beto O’Rourke, Cory Booker ed Amy Klobuchar, mentre i candidati con 130mila donatori unici sono Julian Castro ed Andrew Yang.

A proposito di donazioni, FiveThirtyEight ha pubblicato dei numeri molto indicativi. ActBlue, lo strumento di pagamento utilizzato da tutti i principali candidati democratici, ha comunicato alla Federal Election Commission i dati relativi alla raccolta di sei mesi. È emerso che circa 2,4 milioni di persone hanno donato una cifra corrispondente a 209 milioni di dollari nelle campagne dei principali candidati democratici durante i primi sei mesi dell’anno. Dei donatori di 196 milioni di dollari si hanno informazioni abbastanza dettagliate ed è proprio analizzando questi dati che si è scoperto che quasi un donatore su tre ha sostenuto Bernie Sanders, che un dollaro ogni tre proviene dalla California o da New York e che circa un donatore su cinque ha sostenuto due o più candidati. Grazie a uno studio del Center for Public Integrity e di FiveThirtyEight si è scoperto che Elizabeth Warren ha più di 60mila donatori in comune con Bernie Sanders e altri 60mila in comune con Kamala Harris. Gli stessi Bernie Sanders e Kamala Harris condividono circa 19500 donatori ma Pete Buttigieg ne ha quasi 54 mila in comune con Elizabeth Warren, circa 45mila con Kamala Harris, più o meno 25mila con Beto O’Rourke e quasi 21mila in comune con Joe Biden.

Ma prima di pensare al terzo dibattito tra i candidati democratici per la presidenza Usa, vediamo come è andato il secondo, che ha avuto luogo a Detroit pochi giorni fa. Come commentato da Chris Cillizza per CNN, Joe Biden, ad esempio, è andato meglio del primo dibattito, Kamala Harris è stata attaccata da Tulsi Gabbard. Pete Buttigieg ha puntato sull’età, sul fatto di essere molto giovane, elemento che potrebbe spingere gli elettori, delusi da politici più anziani, a votare per lui.

Un discorso a parte merita Elizabeth Warren, la quale, per David Axelrod, sta conducendo un’ottima campagna. Secondo lo stratega delle campagne di Obama e suo ex senior advisor, la senatrice del Massachusetts, pur condividendo alcuni temi con Bernie Sanders, risulta molto più convincente perché ha un messaggio chiaro e coerente con la sua storia personale. Chi concorda con le sue proposte politiche tra i due dovrebbe quindi optare per lei. Warren fa riferimento alla possibilità di cambiare le cose e prospetta soluzioni. Axelrod ha riportato due affermazioni esemplificative sotto questo aspetto. “Non capisco perché qualcuno si preoccupi di candidarsi come presidente degli Stati Uniti solo per parlare di ciò che non possiamo davvero fare e di ciò per cui non dovremmo lottare” ha affermato a un certo punto e, successivamente, ha detto: “i democratici vincono quando scopriamo cosa è giusto e usciamo e lottiamo per questo. Non ho paura. E affinché i democratici vincano, non si può avere paura.”

L’ottimismo gioca un ruolo centrale nel suo messaggio politico. Quando, dopo il dibattito, l’opinionista e autore Van Jones le ha detto di sentirsi rassicurato dalla sua presenza, come se qualcosa di buono stesse per accadere nel Paese, Elizabeth Warren gli ha risposto: “ottimismo è sapere cosa non funziona, predisporre un piano per sistemarlo e costruire un movimento per farlo accadere. Ciò vuol dire che abbiamo il potere.”

Servirà questo per sostituire Trump alla Casa Bianca? Prima però bisognerà convincere gli elettori democratici a nominarla candidata ufficiale per la presidenza.

Da Linkiesta

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