Pisapia e l’insieme diviso

Con quell’aria un po’ così, con l’espressione un po’ così, che abbiamo noi, che abbiamo visto la sinistra… Ricordava la canzone di Conte l’ex sindaco di Milano Pisapia, mentre parlava con l’aria dimessa nella piazza dei trionfi dell’Ulivo prodiano. Aria da no-leader, lo definiva Gad Lerner, contrapposta alla prosa bullesca di Renzi, che aveva riunito i suoi a Milano, solo per oscurare mediaticamente Pisapia. Certo il Giuliano sarà un galantuomo, ma i tempi cambiano e la globalizzazione ha ucciso i socialisti quasi ovunque, certo minimalismo piace perché contrapposto alla vuota arroganza renziana, una declinazione social di quella televisiva di Berlusconi, ma non è un programma di governo. Poi lo slogan Insieme suona utopico. Insieme a chi? Non col Pd, non coi comitati per il no della Falcone e di Montanari, ni con Sinistra italiana di Fratoianni, forse con Possibile di Civati, si con MdP di Bersani, si con Tabacci, Sanza, vecchia sinistra Dc. Allora insieme con chi ci sta e per fare cosa? Il programma mai realizzato da Prodi, che ha piantato la sua tenda li vicino e intorno a Pisapia di tende ne spunteranno tante, man mano che il Pd diventerà sempre più renziano, sempre più pieno di esponenti della società civile, ma qualcuno sa se ne esiste una incivile e con sempre meno politici. Renzi caccerà quasi tutti i deputati e si sceglierà dei devoti, come Berlusconi e il campo di Pisapia sarà ancor più variegato e affollato. Non vorremmo che il nostro, anziché fare scelte chiare, come trasferire il peso delle tasse dal lavoro alla rendita e tagliare la spesa improduttiva, si accodasse alla Cgil o come Pompeo a Farsalo, fosse rimbambito dalle chiacchiere di un insieme diviso su tutto. Non è stagione per politici deboli, né per politiche moderate. Auguri comunque a Pisapia, una sinistra serve, visto che il Pd non si sa cosa sia, una politica “educata” aiuta, in un’epoca di urlatori e ganassa, ma una simile sfida la si fa per vincere, per mandare a casa Renzi e riportare il Pd a “sinistra”, ma soprattutto la si fa per dare al Paese una linea, senza la quale il resto serve a poco. Una linea seria non può accontentare tutti, anzi deve scontentare molti. Non crediamo che insieme e divisi sia in grado di fare questo, del resto non vediamo nessuno in grado di farlo.

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