Perché non amo il Terzo Polo

Identità

Un onorevole dell’UdC ha recentemente affermato che l’identità di un partito non va scritta, ma creata nella prassi. Dissento totalmente: l’identità va scritta, e sarà proprio l’identità scritta a giudicare la prassi.L’identità è il “Complesso di caratteri che distinguono una persona o una cosa da tutte le altre”. Vale per le cose e vale per i partiti. E’ necessario che un partito esponga con chiarezza la sua identità se vuole essere onesto con gli elettori: infatti, quando l’elettore vota, non vota il partito per la sua prassi futura, ma solo per l’identità espressa in uno statuto e in un programma elettorale.

L’identità del Terzo Polo

Il Terzo Polo ha un’identità? Il 22 luglio 2011 c’è stata la “convention” di Roma: che identità è emersa?Più che citare le parole, è importante vedere chi erano i personaggi invitati a parlare, oltre ai leader politici. Al pomeriggio, con Lombardo, Casini e Fini, parlavano: Francesco Grillo, Chicco Testa, Nicola Rossi, Antonio Polito, Ali Al-Issawi, e altri.

Francesco Grillo

London School of Economics Presidente e cofondatore del think tank Vision, si occupa di strategie legate alla diffusione delle tecnologie e di questioni relative alla globalizzazione.Cosa pensa quest’uomo? Sul suo sito c’è un articolo interessante. Si interroga su cosa hanno in comune Berlusconi, Bersani, Bossi e Di Pietro: sono vecchi (oltre 60 anni) e credono ancora che i problemi si risolvano a livello di Stato. Cosa hanno invece in comune in Gran Bretagna Cameron (conservatori), Clegg (liberali), Miliband (laburisti), e Obama? Sono quarantenni, cresciuti con Internet e credono che sia la responsabilità individuale, la mobilitazione della società a poter fare la differenza.Lascio Francesco Grillo alle sue fantasie. Ciò che accomuna in realtà i 4 quarantenni è il materialismo e la sudditanza bancaria: Cameron è figlio di un agente di borsa, Clegg è figlio di un banchiere, Milliband figlio di un teorico marxista ebreo polacco, Obama (cinquantenne da qualche giorno) è un salvatore di banche con denaro pubblico. Tutti abortisti, ovviamente. Tutti con tendenze al “bombardamento facile”.

Chicco Testa

Volto noto: ex Legambiente, ex PCI, ex PDS, pluridirigente industriale in non so quante situazioni. Managing Director della banca Rothschild.

Nicola Rossi

DS, poi PD. Strenuo lottatore per la privatizzazione dell’Università. Membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA (fondazione non profit sorta sotto l’egida dell’Ambasciata USA in Italia; presidente del comitato scientifico è l’immancabile Umberto Veronesi).

Antonio Polito

Inizia coi maoisti, poi l’Unità, poi Repubblica, poi fonda il Riformista. Fa parte di numerosi think-tank “Policy network” “Les Progressistes” e Aspen Institute.E’ interessante andare a vedere il Comitato Esecutivo di Aspen Italia: ci sono tutti, centro destra e centro sinistra, in questo istituto che “privilegia il confronto e il dibattito a porte chiuse”. Istituto finanziato dalla Carnegie Corporation, Fondo Rockefeller, Fondazione Ford. Un motto “Valori senza tempo, leadership illuminata”. A me gli illuminati non piacciono.

Al-Issawi

Ali Al-Issawi, vice premier dei “ribelli bancari” di Bengasi, non posso digerirlo. Ma sulla Libia e sul “gruppo di Bengasi” ho già scritto fin troppo e non mi ripeterò.

Cose brutte?

Tutti quelli che ho elencato sono persone disdicevoli? Fanno cose brutte? Partecipano ad attività illegali? Ma no, certamente. Tutto pulito, tutto regolare. Tutto bello nella Fondazione Italia USA o nell’Aspen Institute, o nella banca Rothschild.Ma l’UdC dov’è? Perché, fino a prova contraria, quella che porta più voti al cosiddetto Terzo Polo è l’UdC. E per me l’UdC ha ancora un volto locale, che rappresenta l’anima popolare di un partito radicato sul territorio, non radicato nei think-tanks internazionali. C’è qualcosa che stride in questa convention.

L’identità liberista

La convention ha definito un’identità liberista per il Terzo Polo. C’è da stupirsi? Francesco Rutelli lo scrisse chiaramente nella lettera aperta indirizzata a Gianfranco Fini il 10 febbraio scorso, il giorno prima della nascita ufficiale di Futuro e Libertà: disse che c’è da fare una “rivoluzione liberale”.Le persone chiamate a parlare alla convention sono proprio questo: un gruppo di globalizzatori, privatizzatori, materialisti, con agganci nell’alta finanza. L’identità che vogliono forgiare è globalizzatrice, liberista, materialista, bancaria, e vogliono dirigerla usando i voti dell’UdC e del MpA, come se fossero truppe di minorati.In quella convention vedo un po’ di cattolicità solo in Lorenzo Ornaghi, che ha parlato al mattino. Ma poi vado su Internet e vedo che anche lui fa parte del Comitato Esecutivo di Aspen Institute Italia, e quindi non mi sento molto soddisfatto.Il discorso di Casini alla convention non è stato un brutto discorso (messi tra parentesi l’ambiguo passaggio su Gheddafi e l’elogio del “grande presidente” Napolitano). Il problema è che non potrà mai realizzare ciò che illustra finché starà a braccetto con Rutelli e Fini. Non potrà far niente per la famiglia finché sta con loro. Non potrà fare una bioetica nei limiti del diritto naturale (così c’è scritto più o meno nel manifesto del terzo polo) con Fini, nemico del diritto naturale fin dal referendum 2005.

Lasciateci sognare

Lasciateci sognare, noi già democristiani di animo popolare, alieni dalla sinistra e alieni dal liberismo. Noi crediamo a un’identità diversa. Questa legislatura aveva offerto all’UdC su un piatto d’argento la possibilità di definire una sua identità attraverso l’intervento netto in alcune situazioni, che posso solo elencare senza dettagliarle: omofobia e ministro Carfagna, guerra in Libia, Trattato di Lisbona, Tremonti e i tagli alle scuole paritarie, RU486, Eluana Englaro, ministro Brambilla e la sua “coscienza degli animali”, ancora Brambilla e il lavoro festivo, caso Boffo, proposta DIDORE dei ministri Brunetta e Rotondi.Qualcosa è stato fatto, ma la voce doveva squillare con molta più forza, per poter definire un’identità. Partendo da un’identità forte (che non è altro che l’adesione alla legge naturale universale), è anche possibile poi fare “mercato”: se ci volete come alleati, noi siamo fatti così.

Ma non mi illudo

La speranza non muore, ma non mi illudo. Quando vado a leggere il Comitato Esecutivo di Aspen Institute Italia cesso da ogni illusione. Basta leggere i nomi su Internet. Ci sono tutti: destra, sinistra, dirigenti, imprenditori, banchieri, assicuratori, economisti, docenti universitari, gestori dei media.L’impressione sempre più netta è che si assista (in TV e sui giornali) a un teatrino, dove appaiono personaggi che sembrano avversari e che invece si parlano e concertano a porte chiuse sotto finanziamento Carnegie, Rockefeller, Ford.

Il nostro pensatoio

Propongo un altro “pensatoio”. Non è catalogato tra i “think-tank”, ma è di fatto un think-tank internazionale. Si chiama Chiesa Cattolica. E’ la maggior esperta di bene comune e di legge naturale. E’ laica, perché la laicità è una sua invenzione. A chi lo desidera, regala i princìpi sani del diritto naturale.Noi abbiamo cessato di nutrirci coi princìpi sani, fidandoci invece delle sirene laiciste dei Fini e dei Rutelli. Quando dico “noi” intendo il partito di vertice. Ma nel popolo dei paesi rimane vivo il desiderio di pensare secondo le linee del diritto naturale. In ogni paese si potrebbe formare una lista civica “Alternativa”, con la possibilità di diventare un “pensatoio” per il proprio paese.Col sogno ultimo di realizzare una rete di liste locali che insegni di nuovo all’UdC a fare l’UdC. Ossia un partito popolare radicato sul territorio e non il lacchè dei pensatori globalizzati.

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