PD. Una assemblea da psicoanalisi

Per chi si aspettava lo scontro all’O.K. Corral, è stata una delusione, non ci sono state sparatorie con i membri della minoranza al suolo e Renzi che si allontana a cavallo con la Calamity Jane. Piuttosto è sembrata una collettiva seduta psicoanalitica di un gruppo dirigente che ha barato e mentito ad uso e consumo dei media, avendo ognuno già definito le proprie posizioni. Eppure, per chi ha seguito l’assemblea da fuori, per dovere o per masochismo, per chi si fosse fermato agli interventi, il risultato sarebbe stato non averci capito nulla. Tentiamo un riassunto non convenzionale. A Renzi non frega nulla della scissione e non ha concesso nulla, vuole salvare se stesso e il giglio magico, le nomine nelle aziende di Stato, cioè il filetto del potere, il resto è finzione, per altro recitata senza convinzione. D’Alema, Veltroni, Bersani, non avevano messo sul piatto le dimissioni, ma una volta sconfitti alle regionali e alle politiche, si dimisero definitivamente da segretari. Renzi ha detto che si ritirava dalla politica in caso di sconfitta al referendum e poi non solo non lo ha fatto, ma per rimanere, spacca il partito, perché il problema è lui, tutto il resto è noia. Eppure è l’uomo meno adatto a gestire una stagione di alleanze, come quella del proporzionale e la scissione è un problema non solo per il PD, ma per il Paese. D’Alema, che sarà pure un “bastardo” , ma non peggiore di Renzi, aveva capito tutto, l’inutilità dell’assemblea e pure le giravolte di Emiliano, insegue un’idea precisa: una sinistra come quella di Lafontaine in Germania, in grado di condizionare il Pd, fino alla cacciata del duetto. I Bersaniani hanno affidato la pistola del duello ad Epifani, uomo garbato che mentre sparava, chiedeva scusa, ma almeno ha avuto il merito di ricordare a tutti che le divisioni vere sono di linea, non di forma: disaccordo sul Jobs Act, sulla buona scuola, sulla politica fiscale, sulla riforma costituzionale e mi pare che basti. Emiliano, il Mangiafuoco pugliese ha raccolto applausi perfino al congresso di Sinistra Italiana, ruggendo come un leone contro il renzismo e si è presentato all’assemblea belando come una pecora, avendo intravisto che se la sinistra esce, per lui c’è lo spazio di candidarsi contro Renzi, per portare a casa un po’ di roba. Poi ci sarebbero gli ignavi, i renziani esterni al giglio magico, quelli che reputano Renzi un avventurista, o peggio, ma lo dicono solo nei salotti o nei fuori onda, parliamo di Franceschini, Delrio, Orlando, lasciano che il Pd e il Paese si sfascino, per rimanere al potere, magari preparandosi alla congiura di palazzo, quella che defenestrerà il tiranno, magari con l’aiuto dei poteri marci, con cui mantengono stretti contatti. Ci sarebbe anche Cuperlo, ogni volta che lo sento parlare mi vengono in mente gli anni del sessantotto: il dibattito fine a se stesso, la citazione colta, l’elzeviro del pensiero e penso ad una canzone, non di Ivan Della Mea, non Contessa, ma Il ballo di Simone: sono minoranza, ma sto in maggioranza, non condivido nulla, ma approvo tutto, “butta in aria le mani e poi falle vibrar, se fai come Simone, non puoi certo sbagliar”.

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