Pd la scissione infinita

 Mano a mano che il Pd si trasforma nel PdR, Partito di Renzi, inevitabilmente pezzi di elettorato e di dirigenti sono destinati a staccarsi. Le primarie del resto hanno dimostrato la marginalità delle opposizioni, l’Opa di Renzi è riuscita, gli azionisti eredi della tradizione di sinistra, si sono accodati, per convinzione o per opportunismo.Il disegno delle minoranze interne di dimostrare che nel Pd c’è vita oltre il renzismo, è fallito. Cuperlo dovrà prendere atto della mutazione finale del Pd, da partito socialista a partito centrista e con lui molti altri. Emiliano dice che resterà per “rompere le scatole a Renzi,” è un disegno velleitario, poteva funzionare con un segretario meno spregiudicato e cattivo, con il ducetto di Rignano, non serve a nulla. Sempre ammesso che Emiliano non intenda rompere le scatole per avere qualche posto in più, che resta l’ipotesi più probabile Del resto i partiti socialisti in Europa non attraversano un gran momento: ridotti al 6% in Francia, al 9% in Olanda, al 5% in Grecia, crollati in Spagna, fuori mercato in Inghilterra, resistono in Germania, nella loro versione più moderata. Ovunque divisi tra l’andare contro la globalizzazione o gestirla, restano immobili e spariscono. Si dice che non esistono più né la destra né la sinistra, che è come dire che non esistono più le mezze stagioni, una ovvietà, esistono politiche che chiameremo di destra o di sinistra. Anche se ormai la frattura è tra chi ritiene che la globalizzazione sia un fenomeno irreversibile, che va gestita come si può, con il suo carico di impoverimento dell’occidente a favore del miliardo di persone che sono uscite dalla povertà e dalla fame. Con le sue frontiere aperte che alzano il livello della competizione, con le sue migrazioni di massa e quindi con la necessità di una Europa unita per competere con l’America, la Cina, l’India e quelle economie emergenti che hanno popolazioni di centinaia di milioni, senza scordare i competitors di sempre, Giappone e sud Corea. Al lato opposto i cosiddetti populisti che pensano al ritorno delle sovranità nazionali, ai dazi, ai confini, alle monete singole. Rappresentati a volte da partiti di destra, a volte da movimenti d’ incerta collocazione, come i 5 Stelle.  Se lo schema è questo, la mutazione renziana è inevitabile, come sarà inevitabile la divisione del centro -destra, non si può andare a messa e nel contempo stare a casa. La vittoria di Macron segnala questo cambio di scenario: un partito nuovo in un anno cancella la sinistra e i gollisti e contro ha la Le Pen, che incarna bene il sogno autarchico.A differenza di Macron che è il primo politico della generazione globalizzata, Renzi cerca di correre con una macchina vecchia, riverniciata. Lui crede di essere il Macron italiano, ma lo scimmiotta, non ne ha la cultura politico- economica, il respiro internazionale. E’ un politico giovane, ma tradizionale e anche molto provinciale, che si innamora di icone come Blair e ora Obama, che godono di una fama superiore ai loro meriti. Pure Salvini crede di essere la Le Pen, ma è solo un piccolo leader locale, sotto la Toscana non esiste. In questo quadro le uscite dal Pd saranno inevitabili, ma questo non significa che a sinistra si formi un partito unico, anziché una nuvola di frammenti, gli old di Bersani, i radicali di Sinistra Italiana e la gauche au caviar di Pisapia, in cui vediamo bene Cuperlo. Assieme potrebbero prendere il 10%, ma ognuno pensa che sia meglio essere il primo nelle Gallie, che l’ultimo a Roma. Il tutto mentre un terzo degli italiani voterà per un movimento che, rifutando qualsiasi alleanza, non saprà cosa farsene di quei voti. Il caos italiano, prodotto dagli azzardi renziani, sarà il vero banco di prova della tenuta europea. Potremmo essere decisivi proprio per l’incapacità di decidere.

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