Partiti e movimenti

2674727 com thebosseso-320x210La fragile Repubblica Italiana che ha compiuto i miei anni ha, nella sua breve esistenza, poco avuto di democrazia e troppo di nomenclatura.

Prima furono le due fedi, cattolica e comunista, quindi un breve intermezzo di infantile democrazia, poi fu il terrorismo piduista e dopo ancora la sbornia consumista targata (Craxi) e fu subito sera.

Ormai volgeva l’anno 1992 e noi, credendo di fare piazza pulita, creavamo il primo mostro nominalista, ovvero abbandonavamo la strada dei partiti per giurare sulle persone: Berlusconi e Prodi. Il loro nome, solo il loro nome era il valore aggiunto e Berlusconi, che ne ha contezza, cambia il nome del suo partito come le mutande.

Prodi, accorto, fece cambiare nome e simboli ad un partito inesistente, per rafforzarlo nella credulità dei suoi elettori, di qui quella lunga filastrocca di alberi, fiori e somari.

Il risultato era un immobilismo pernicioso che produsse solo leggi ad personam, risse ingestibili e la nascita di un movimento per definizione antipartito, ma con tutti i vizi dei partiti nominalisti ( culto dell’(im)personalità, rissosità, rappresentatività minus habentes e via cantando).

Siamo fragili e presuntuosi. Prendiamo l’ultimo (mal)nato : ha avuto tutto il tempo per gestire una classe dirigente adeguata, selezionandola per meriti veri e non per fedeltà fideistica e invece no si è creato un mostriciattolo di persone che all’improvviso si trovano ricche e che dovrebbero rendere i quattrini, poi votare una legge che ne manda a casa, nel giro di pochi mesi, tre quarti a parità di voti, con il rischio di tornare a fare i disoccupati e dintorni. E così siamo in una fase di stallo non dichiarato. Loro.

Il PD è imploso in una miriade di correnti e veti incrociati che lo hanno legato, peggio di Gulliver nel paese dei lillipuziani.

Il PDL se la riderebbe, perché dopo le elezioni nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza – anzi ora sarebbe il primo partito e di gran lunga- ma qui sta la rogna, perché a dispetto dei suoi stolti pasdaran che incitano alle urne, Berlusconi sa benissimo che votare e vincere significa governare, ovvero frustare a sangue gli elettori, massimamente i suoi.

Per ora resta in sella Letta, nessuno vuole grane e tutti aspettano le elezioni in Germania, come se ormai il vecchio, troppo vecchio (in)continente contasse ancora qualcosa. Ma tutti sanno che muoversi vuol dire perdere e quindi muti, in attesa di un miracolo ( quello di Milano ci fu solo nella mente di Zavattini, la verità fu l’inizio del saccheggio privato dello Stato).

Restiamo noi, comici spaventati, nessuno ( più nel senso pirandelliano che in quello omerico) a farci piovere in testa, pensando che sia minzione angelica e non dei cretini che abbiamo colpevolmente mandato a rappresentarci. Voi, per davvero, nelle cinque specie umane di Sciascia, a quale credete di appartenere?

A volte le domande più stupide contengono le risposte più feroci.

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