Paradiso perduto

865321578Se a una persona di media cultura di tutto il mondo chiedete  dove vorrebbe vivere per clima, cucina e bellezze artistiche, l’Italia vincerebbe a mani basse e forse le preferenze maggiori le avrebbe l’Italia da Roma in giù.

Purtroppo in questo Paese ci sono gli italiani e questo fa in modo che poi alle voglie non corrispondano le azioni, soprattutto quando si vedono le storie dell’emigrazione interna.

Sono andato a vedere su whikipedia (nota enciclopedia comunista, ma purtroppo tradotta anche per ignari democratici) alla voce Ligresti Salvatore. Non ne faccio il riassunto, vi invito, se siete vaccinati contro il comunismo strisciante, ad andarci di persona.

 Mi sono un po’ perso. Anche io ho amici che magari non la pensano come me, ma il signor, pardon, l’ingegner Ligresti era sodale dell’avvocato La Russa. No, non Ignazio, quello vero: Antonino, suo padre, quello che ha fatto i dané, che contava davvero nel MSI e faceva in modo che lo scapestrato figliolo potesse fare la voce grossa, ma avesse le spalle sempre coperte. Altro amico era Virgillitto, cattolico e democristiano, casualmente finanziere, attivo a Milano anche lui, che sostennene le attività dell’intraprendente ingegnere, accasatosi, l’amore è cieco, con Bambi, figlia dell’architetto, di fama, Susini, casualmente provveditore alle opere pubbliche della Lombardia. Tutto va in fretta, anche la caduta del finanziere, direte: spariscono i quattrini, no, arrivano quelli di un altro siciliano, sconosciuto, tal Cuccia e si sa, quando c’è lui, tutti a cuccia, Agnelli compresi.

A proposito, Ligresti era, e non poteva essere diversamente, socialista, filone Craxi.

Le idee sono bella cosa, ma Paternò, patria di Ligresti, La Russa e Virgillitto é di più. Cuccia no, lui era del ramo albanese in provincia di Palermo.

E ci stupiamo che una famiglia così ( se ci fosse ancora il re, starebbe vicinissima al trono), sia tenuta in considerazione da una povera dipendente dello Stato, che ha cominciato a lavorare a Milano nel ’72.

Ora qualcuno insinua che l’ingegnere ha dato una mano a questa carriera (le solite intercettazioni dei PM comunisti), che il figlio della medesima per pochi mesi di lavoro si è beccato da un’azienda dell’ingegnere una liquidazione milionaria e certo non per le sue capacità (sempre a dar retta alle intercettazione di una figlia dell’ingegnere, e lei se ne intende visto che è un supermanager da milioni l’anno –che poi sia un’azienda di papi, beh è un dettaglio). E poi anche il papi del figlio della solerte dipendente dello Stato è nato e ha casa a un centinaio di chilometri da Paternò.

Tutto nella nostra norma, un po’ meno l’intervento di Caselli Gian Carlo a difesa, non richiesta, della “collega”.

Tutto chiaro, dottor Caselli, c’era una perizia medica, c’era una richiesta di patteggiamento e quindi la signora Giulia Maria poteva tornare a disegnare borse (borse vuote, visto che tra il 2002 e il 2011 è riuscita a perdere 10 milioni di euro). Ma dire al telefono che “farò tutto il possibile” non è cosa da poco, perché se si mantiene la promessa, siamo dalle parti di Ruby e se non la si mantiene, da quelle dei paraculi. E queste due posizioni possono essere da Kamasutra o da lecchino, ma non da ministro. E quindi, A CASA !

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