Non siamo Stato noi

1297329778284stato Era un vecchio slogan della contestazione e una triste realtà di oggi.

Noi tutti, borghesi o operai, di destra o di sinistra, non possiamo essere Stato. Se siamo persone oneste. Perchè già la banda della Magliana non sarebbe esistita, se pezzi della politica che contava, non l’avessero “sorretta” e tanto meno sarebbe ancora in piedi se altra politica non l’avesse tollerata e poi infiltrata nella capitale d’Italia. Alemanno, pessimo anche come fascista, tuonava contro i Rom, gli immigrati e poi li faceva arrivare per lucrarci su. E nessuno degli altri se ne accorgeva. Veltroni, ad esempio, fondava il suo festival del cinema per far vedere che di qualcosa capiva, ma non si preoccupava di come venivano spesi i quattrini del comune di cui era sindaco. E poi nessuno è mondo da colpe, ora, ad esempio Salvini si chiama fuori, ma a mangiare la polenta taragna e l’abbacchio con Alemanno e la Polverini, non c’ero io, ma lo stato maggiore della Lega. E anche i pentastellati, che vogliono lo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa, non è che in comune non fossero rappresentati e tanta cagnara non l’ho poi vista, tranne che contro Marino, che, magari, doveva o poteva essere supportato, se proprio si voleva ammazzare la piovra e non, con italica furbizia, giocare allo sfascio. Ora tutti tuonano, tutti si indignano, giornalisti compresi, anime belle, che alle feste del generone romano sono sempre presenti, mentre nelle inchieste scomode, e la Magliana è scomoda perchè taglia gomme e alla bisogna tagliò gole, fa, come direbbe Montalbano, “alla scordatina”.

Ora Renzi manderà Orfini a gestire, per il PD, questa intricata vicenda, e mi pare più una polpetta avvelenata per Orfini che una promozione sul campo, ma il nostro premier si ricordi che o di qui esce in maniera esemplare, magari facendo approvare un paio di leggi sulla corruzione e contro chi nel pubblico si appropria di denari della collettività, o la sua credibilità internazionale sarà pari a quella di chi l’ha preceduto. Andreotti, tanto per citare uno che come si suol dire, era informato dei fatti, ha continuato a rimestare m. in casa, perchè poi nessuno se l’è mai filato fuori dei patri confini. Anzi, alla fine su di lui, per la parte del processo per mafia, i carichi da undici sono arrivati da servizi esteri. Che poi sia andato a finire tutto in cavalleria era normale, come sembrava fosse normale che De Pedis (Magliana) riposasse in pace tra cardinali e nobiluomini, in una delle più importanti chiese di Roma. Una volta si diceva pro bono mereri, si vede che anche lui aveva fatto il bene di qualcuno. Qualcuno in alto. Ma allora non siamo Stato noi, sennò siamo come lui.

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