Non si può lasciare il Paese ostaggio dei 5 Stelle

Di Dario Caselli

Il governo giallorosso è tormentato da continue liti, spaccature e divisioni. Non è servita a riportare pace e concretezza neppure l’emergenza Covid. I problemi antichi e recenti si accumulano sui tavoli, in attesa non di una decisione, ma di una mediazione del Premier Conte. A partire da Autostrade, dove si deve decidere se revocare la concessione o ridiscuterla, nell’attesa l’azienda rischia seriamente il default, a Italsider dove gli indiani di Mittal si preparano alla fuga, lasciando nelle mani dei contribuenti un’azienda che perde 100 milioni di euro al mese. Per non parlare di Alitalia, da tempo un’azienda decotta, che si vuole riportare in vita con altri 3 miliardi di euro, dopo averne buttati già 7. Potremmo continuare con Fiat e i 200 tavoli aperti prima del Covid e tuttora fermi. Non so se per scelta ideologica, per incapacità o sfortuna, l’ignavia del governo sta portando alla più grande deindustrializzazione mai vista. Verrebbe da dire: fate presto, ma forse è pretendere troppo, ci accontenteremo di dire: fate qualcosa. Però per fare qualcosa bisogna avere un’idea di dove si vuole andare e, scelta la strada, bisogna disegnare la cornice di regole perché la strada sia percorribile, le cosiddette riforme. Invece in questo tempesta, il governo ha sparato il suo bazooka finanziario, che non è piccolo, ma che non solo non decolla per le farraginosità burocratiche, ma rischia pure di essere inutile nel tempo lungo, visto che contiene troppi bonus e mance, che servono a comprare tempo, non a rilanciare il Paese. Diciamolo: il Paese è nel caos e, invece di approfittare dell’occasione per cambiare passo, ognuno accusa gli altri del fallimento collettivo. Un esempio: i 25000 euro di prestito richiedono diversi documenti, di cui alcuni già nelle mani dello Stato, poi un’ istruttoria delle banche, anche se totalmente garantiti, poi vanno inviati al Mediocredito Centrale che li rimanda alle banche per l’erogazione. Il governo accusa le banche, ma tace sui ritardi del suo braccio operativo, cioè il Mediocredito. Si potevano chiedere meno carte, farli erogare direttamente dalle banche o dal Mediocredito, senza il doppio passaggio. Solo che Mediocredito e Sace, per i prestiti maggiori, non sono in grado di fare le istruttorie, un po’ come quando hai bisogno dell’Inps e ti devi rivolgere ad un Caf. Lo Stato deve far vedere che esiste, ma tu ti devi arrangiare. Senza riforme radicali, come quella burocratica e della giustizia, non ci salveremo. Per quanto attiene la giustizia, chiediamoci chi investirebbe in un Paese dove i processi durano decenni, mentre i giudici brigano per spartirsi carriere e posti, magari in accordo coi politici, in particolare del Pd. E quando il marcio viene a galla, tutti zitti a cominciare dai giornali. Dice Davigo che i giudici che sbagliano sono pochi, a leggere le cronache non si direbbe, saranno pochi in assoluto, visto che i magistrati sono circa 8000, ma in percentuale non sono affatto pochi. Poi è vero che in carcere, come ricorda sempre Davigo, ci sono pochi colletti bianchi, ma ci vanno ancor meno i magistrati. In parti importanti di questo governo, prevale l’idea che i padroni sono tutti mascalzoni, allora li dobbiamo subissare di regole, ultima la follia del Covid inteso come infortunio sul lavoro, o sono dei corruttori ed ecco chilometrici codici degli appalti, che non fermano i corruttori, ma di certo gli onesti. Sul reddito di cittadinanza, che per la parte riferita a chi cerca un lavoro è una fesseria, per ora servita solo a dar lavoro a navigator che non fanno assolutamente nulla, si è giustamente scelto di effettuare controlli dopo,mettendo nel conto che una certa dose di mascalzoni è inevitabile. Il problema è che una volta scoperti, non siamo assolutamente sicuri che la giustizia giudichi per tempo e la pena sia certa. Mancano i posti in carcere? Se ne costruiscano di nuove e più decenti. Data la situazione, continuo a pormi la domanda se questo governo possa guidare il Paese nella cosiddetta fase 2. La risposta è no, ma per ora occorrerebbe un tavolo comune tra maggioranza e opposizione per varare le riforme necessarie e per dialogare ad una sola voce con l’Europa, il resto verrebbe di conseguenza. Constato che su questo tema, ad ogni timida apertura del Pd, i 5 Stelle alzano lo scontro con le opposizioni, che sono divise, ma non totalmente indisponibili. Il problema è che i grillini e il Conte-Casalino sanno che avviare quel percorso segnerebbe la loro fine. Fino a quando il Pd e le forze più responsabili dell’opposizione, da Berlusconi, a Calenda, a Giorgetti, gli consentiranno di tenere in ostaggio l’Italia? Avrei dovuto citare nel gruppo il senatore Renzi, che parla chiarissimo e benissimo, solo che razzola talmente male, che credo sia lui stesso il primo a non credere a quello che dice.

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