Nello scontro con Salvini Di Maio manda avanti Conte

Da scontro frontale la guerra tra Luigi Di Maio Matteo Salvini si sta trasformando in una partita a scacchi. Con la regina che prende via via le sembianze di Giuseppe Conte. Entrambi i vicepremier abbassano i toni, entrambi provano a riportare il dibattito dentro l’alveo della dialettica politica. E nessuno vuole fare la prima mossa

 

Il Capitano fa sapere che non punta a nuove poltrone ministeriali o a modificare il contratto di governo, ma soltanto a un cronoprogramma per realizzare quello che i cinque stelle finora non hanno voluto concedere anche se è scritto con formule molto ambigue nella piattaforma che regge l’esecutivo: la flat tax, il Tav Torino e Lione e, soprattutto, l’autonomia differenziata. Il leader pentastellato si guarda dal dire no, ma preferisce affidare a Conte il ruolo di mediatore.

LA FASE DUE E I NUOVI EQUILIBRI NELLA MAGGIORANZA

A 24 ore dalla débâcle di domenica, Di Maio – incontrando al Mise la stampa – ha fatto sapere di avere chiesto al presidente del Consiglio di «convocare al più presto un vertice di governo». «Abbiamo tante cose da realizzare», ha sottolineato, «e mai come in questo momento c’è bisogno di umiltà e lavoro». E in quel consesso che si delineerà la fase due e si scriveranno i nuovi equilibri della maggioranza. Dal Movimento fanno notare che il vicepremier vuole ritagliarsi un ruolo più istituzionale e più legato ai dossier che portano avanti i suoi ministeri. Lasciando a Conte un ruolo più politico e di mediazione. Ruolo che ai grillini non è mai piaciuto. Un’ipotesi questa che tranquillizza sia il Quirinale sia la Casaleggio associati che vede nel professore pugliese un’alternativa all’attuale leader napoletano se si dovesse tornare al voto.

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Dal canto suo, Conte avrebbe fatto a meno di questa designazione. Finora non ha ancora commentato il risultato delle Europee e il suo staff della comunicazione si è premurato di ricordare come il premier abbia trascorso parte dell’ultima giornata al telefono con Angela Merkel per discutere della nuova Europa e delle futura Commissione.

LE PREOCCUPAZIONI DI CONTE A BRUXELLES

Chi ha parlato con il premier dopo la chiusura delle urne, ha raccontato di averlo visto molto preoccupato perché domenica, al netto dei successi di Nigel Farage in Gran Bretagna e di Marine Le Pen in Francia, hanno retto le storiche famiglie europee: cioè il Ppe, i socialisti e i liberali dell’Alde, dove però non hanno possibilità di accesso e agibilità politica né la Lega né i cinque stelle. Teme che il nuovo assetto di Bruxelles possa rendergli quasi impossible strappare una poltrona di primaria importanza nella futura Commissione oppure flessibilità sui conti per evitare di tagliare l’Iva.

Per questo avrebbe chiesto ai due duellanti di trovare una pax su tutti i dossier sul tavolo – Tav, tasse, autonomie, il via libera dei decreti Crescita e Famiglia – che valga fino all’approvazione della manovra. Se Di Maio e Salvini non ci riusciranno, il premier ha ventilato la possibilità di fare un passo indietro. Difficilmente i leader di Lega e cinque stelle gli verrano incontro. Come detto, entrambi aspettano la mossa dell’altro per decidere il da farsi. In quest’ottica Di Maio va avanti come un treno, come se non ci fossero state le elezioni. In un’intervista al Corriere della Sera ha sottolineato che, nonostante il flop alle Europee, il «M5s resta l’ago della bilancia». Tradotto, e diretto a Salvini: non escludiamo come un tempo un accordo con il Pd per far un ribaltone.

LA RIORGANIZZAZIONE DEL M5S VOLUTA DA DI MAIO

Poi c’è la partita interna. Mercoledì 29 maggio all’assemblea plenaria con i parlamentari il capo politico ribadirà la necessità di strutturare il Movimento con organismi direttivi locali, di aprire alle alleanze con le liste civiche e soprattutto di limitare il peso della Comunicazione guidata da Rocco Casalino e dagli altri membri dello staff nella definizione delle strategie. Questa piattaforma il vicepremier l’ha concordata con i big del Movimento (Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede, Stefano Buffagni, Paola Taverna e Vincenzo Spadafora) nella riunione al Mise a 24 ore dal voto. A breve vuole incassare il via libera dei parlamentari. I quali, però, porranno una condizione: senza usare il termine “rimpasto” chiederanno a Di Maio sia un maggiore ruolo dei gruppi a Montecitorio e a Palazzo Madama sia un repulisti nella compagine di governo, eliminando quei ministri e sottosegretari che si sono mostrati non adeguati al ruolo. Tutte mosse che servono ad allentare il giogo della Casaleggio sul Movimento. E che ovviamente non piacciono al figlio del co-fondatore, Davide, il quale non a caso conferma il vincolo del doppio mandato e rassicura Giuseppe Conte sul suo futuro in politica. Due armi per tenere sulla graticola Di Maio.

Da Lettera 43

 

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