Nel Pd sale la voglia di una sinistra radicale

Perfino lo scialbo Andrea Orlando, vice segretario del Pd, trova parole tribunizie nella tre giorni di Bologna organizzata da Gianni Cuperlo. Parla del pericolo, che gli anni Venti di questo secolo diventino come gli anni Venti del secolo scorso, anche se Salvini ed ancor meno la Meloni, sembrano emuli di Mussolini, di privatizzazioni, svalutazione del lavoro, riduzione del perimetro del welfare. Insomma, la fiducia illimitata nel mercato, come luogo delle opportunità e strumento di diffusione della democrazia del periodo renziano è stata un errore, una sterzata a sinistra, dopo gli anni di governo, appiattiti sulla globalizzazione ( Prodi) o sui poteri forti( Renzi), per non parlare dell’atlantismo dei bombardieri di D’Alema. Gli anni della presunta terza via, di Clinton e Blair, una sbornia liberista, non liberale, di cui il Pd è ancora intriso, basti pensare al pellegrinaggio di Zingaretti da Clinton

La scissione di Renzi e il governo coi grillini hanno risvegliato le pulsioni di sinistra nel partito, il bisogno di una identità forte, che segni discontinuità, Diciamo le cose come stanno: è l’archiviazione definitiva del renzismo, inteso non solo come cultura del capo, ma come impianto politico-culturale fondato su una visione ottimistica della modernità, sulla rottura a sinistra in nome della conquista dei moderati, sulla retorica delle opportunità del mercato. E forse non solo del renzismo, ma pure del margheritismo, che ancora domina il partito, vedi Zanda Tesoriere, Franceschini capodelegazione al governo, i capigruppo Delrio e Marcucci e pure il presidente della Repubblica Mattarella. Insomma, da Blair a Corbyn, da Renzi a Landini, dal neoliberismo a Marx, da Clinton a Gramsci, e in questo tentativo si mette in mora il realismo di questi mesi, il tatticismo che ha portato alla nascita di un governo vissuto ora come trappola e comunque voluto da Renzi, per andare verso un nuovo populismo e competere per quella via con Lega e 5 Stelle.

Lavoro, disuguaglianze, ragioni degli ultimi, dominio della finanza: torna una visione critica della modernità, come non si sentiva da tempo e un’idea di sinistra come liberazione degli ultimi e dal fascismo, che a sentir loro sta tornando. Non basta produrre Pil, perché conta chi lo fa, contano i modi e soprattutto la distribuzione. Siamo oltre Sanders, siamo alla Warren che vuole tassare i ricchi, siamo al maglione rosso di Landini, che vuole nuovi diritti per i lavoratori, senza rendersi conto, che la frittata è fatta. I muri sono crollati, imprese e denaro si muovono e tengono per le palle tutti: i governi pieni di debiti, che servono a mantenere un welfare scassato e costoso, i salari e i posti dei lavoratori, se li aggredisci se ne vanno, vedi Ilva, saranno bastardi, ma sono più forti di uno Stato che non esiste, anche per colpa del sindacato. Siamo all’idea che uno vale uno, è vero sul piano dei diritti, su quello delle opportunità, non su quello dei risultati, il merito non è un disvalore, ma nella pubblica amministrazione, politica e sindacato lo hanno di fatto reso tale. La ricchezza pure è un valore, se formata correttamente, produce se non altra ricchezza, certamente benessere, lavoro e dignità. In questo dibattito un po’ grillino, manca la lettura della realtà, comprese le paure e le inquietudini della società. Lo si capisce quando la segretaria della Cisl, Furlan, invoca l’abolizione dei decreti sicurezza e una apertura verso l’immigrazione. Se il mito di questa sinistra sono gli ultimi, facendone arrivare sempre dei nuovi, crea una infinita serie di penultimi, mentre continua l’emigrazione dei giovani più intraprendenti e più propensi al cambiamento e con loro se ne vanno le imprese del futuro, mentre le vecchie aziende e attività commerciali e artigianali muoiono. In questo dibattito un po lunare si è inserito pure Zingaretti,il segretario di rincorsa, che ha invocato lo Ius Soli, sconfessato il giorno dopo dal povero candidato governatore Bonacini, che ha definito il problema non urgente, dopo la plastic tax, anche questo, per complicare la sua corsa alla riconferma. Certo il Pil non basta, ma se continua a non crescere, verranno giù con lui anche i sogni della sinistra, il resto sono solo chiacchiere da salottino. Un po’ come l’idea grillina che i governi possano vincere la povertà e dare la felicità. Basterebbe che non complicassero la vita a chi produce il Pil, tra cui ci sono pure gli impiegati e gli operai, cosa che meriterebbe una seria riflessione da parte del sindacato. Non si combatte il populismo di destra o grillino con un populismo di sinistra, ma ormai la strada ci pare quella.

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