“Ndrine a Reggio Emilia”

 Di Paolo Comi

I rapporti fra la cosca calabrese Grande Aracri ed i vertici del Partito democratico di Reggio Emilia furono “attenzionati”, fra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, dai Servizi segreti. L’Aisi, allora diretta dal generale dei carabinieri Arturo Esposito, inviò alcune “note informative” al Reparto operativo del Comando provinciale dell’Arma di Reggio Emilia. Nel mirino dei Servizi vi era il business da parte delle mafie della ricostruzione post terremoto avvenuto il 20 maggio del 2012 e che aveva causato ingenti danni nelle provincie emiliane.

La nota dei Servizi segreti era incentrata soprattutto sulla gestione delle attività urbanistiche nella città di Reggio Emilia. Al centro del sistema, con un ruolo definito “strategico”, vi era Maria Sergio, moglie dell’allora capogruppo del Pd in Consiglio comunale Luca Vecchi. Un “personaggio politico in forte ascesa all’interno del Pd di questa provincia”, scriveranno i carabinieri. Ed infatti nel 2014 Vecchi diventerà il sindaco di Reggio Emilia. In quegli anni Sergio, originaria di Cutro (Cotrone), era la dirigente del Servizio pianificazione e qualità urbana del comune emiliano. Secondo i Servizi segreti, la cosca cutrese Grande Aracri avrebbe fornito rassicurazione ad un imprenditore, tale Giovanni Mazzei, sulla possibilità di avere appalti grazie proprio a Maria Sergio. Sempre secondo i Servizi, in passato dei favoritismi della Sergio avrebbe beneficiato, tra gli altri, l’imprenditore cutrese Gaetano Papaleo, “la cui moglie Maria Lucente è nipote del defunto capo cosca Antonio Dragone”.

Ma non solo: nel Regolamento urbanistico edilizio del comune di Reggio Emilia, Sergio avrebbe favorito l’inserimento di un terreno edificabile di proprietà di Alberto Zambelli, un geometra che avrebbe avuto il compito per la ’ndrangheta di individuare lotti di terreno da acquistare con capitali di provenienza illecita per poi rivenderli una volta che erano divenuti edificabili, con conseguente maggiorazione di prezzo.

Le note dei Servizi riscontravano un’indagine che era stata svolta dai carabinieri anni prima. I militari avevano indagato Sergio nel 2006 per il reato di corruzione ed abuso d’ufficio. Il procedimento era una costola di un’indagine condotta dal Ros di Bologna l’anno prima su appalti di Cosa nostra nel Nord Italia. Vennero fatte intercettazioni telefoniche e inoltrata una informativa alla Procura in cui si evidenziava che l’illecito “si concretizzava nel fornire in anticipo, agli imprenditori favoriti, informazioni sulle decisioni in itinere da parte dell’Amministrazione comunale reggiana riguardanti i cambi di destinazione d’uso di terreni che da agricoli venivano resi commerciali e di conseguenza edificabili, agevolando acquisti a basso costo di vasti appezzamenti che in breve tempo aumentavano notevolmente il valore di mercato”.

Nel 2010 i carabinieri di Reggio Emilia avevano trasmesso al Pm della locale Procura Isabella Chiesi, in quel momento procuratore facente funzioni, una nota relativa ad un terreno nei pressi del casello dell’autostrada che vedeva coinvolti in un “complicato giro di società” esponenti del Pd, fra cui lo stesso Luca Vecchi. La nota dei Servizi sulla Sergio ed il Pd era stata quindi trasmessa dai carabinieri il 28 gennaio del 2013 al procuratore di Reggio Emilia Sergio Grandinetti. I carabinieri chiedevano anche il sequestro della documentazione inerente la vendita di alcuni terreni che erano stati segnalati dai Servizi. Grandinetti inviò tutto l’incartamento al procuratore distrettuale di Bologna, con la seguente lettera di trasmissione: “Come da intese telefoniche”, si resta “in attesa di comunicazioni in ordine al prosieguo delle indagini nel caso si renda necessario un coordinamento”.

La nota, giunta alla Procura di Bologna, venne consegnata il successivo 7 febbraio al pm Marco Mescolini, titolare di un fascicolo sulle infiltrazioni dell’ndrangheta in Emilia. Sergio, si appurerà, aveva acquistato da un prestanome del boss Nicolino Grande Aracri, Francesco Macrì, successivamente condannato nel maxi processo Aemilia, la propria casa a Reggio Emilia. Sergio ed il marito non verranno mai interrogati da Mescolini, nel 2018 nominato dal Csm procuratore di Reggio Emilia. La circostanza è stata riportata nel libro scritto dal dirigente di Forza Italia in Emilia Giovanni Paolo Bernini, pubblicato lo scorso anno. Bernini era stato indagato da Mescolini per voto di scambio e poi assolto.

Il Movimento cinque stelle sulla vicenda della casa aveva chiesto le dimissioni di Vecchi. I pentastellati avevano anche presentato diversi esposti e denunce sui dirigenti nominati da Graziano Delrio, predecessore di Vecchi e ora capogruppo Pd alla Camera. L’indagine su queste nomine è pendente da anni presso la Procura di Reggio. Recentemente è stata presentata una interrogazione da Tommaso Foti, deputato di FdI, per sapere che fine abbia fatto.

Alcuni aspetti di questa vicenda erano emersi in un paio di articoli della giornalista del Resto del Carlino Sabrina Pignedoli, attuale europarlamentare M5s. La scorsa settimana, pubblicate le chat fra Palamara e Mescolini a proposito della nomina di quest’ultimo, Pignedoli era stata molto critica con il procuratore di Reggio. Il Pd e la Cgil hanno invece diffuso dei comunicati in difesa dell’operato di Mescolini.

Da Il Riformista

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