Mps, le bugie di Renzi sull’addio di Viola e sul Qatar – Occhio di Lince

 Sfido chiunque a dimostrare che ho preso posizione contro Viola o a favore di Morelli». E ancora: «Avevamo creato le condizioni per un investimento estero importante, il fondo del Qatar, che ha detto “no” il giorno dopo il referendum per l’instabilità politica. Non ci sarebbe stata operazione pubblica da 20 miliardi con la vittoria sulle riforme». Da parte di Matteo Renzi ci vuole una certa faccia di bronzo, specie dopo aver perso rumorosamente il referendum, per infarcire con simili bugie la sua prima intervista – rilasciata a Ezio Mauro e pubblicata il 15 gennaio su Repubblica – dopo l’uscita (forzata) da Palazzo Chigi.

LA FICTION MPS. Su Lettera43.it e Il Fatto Quotidiano per primi, e poi su tutti gli altri giornali, sono state raccontate con dovizia di dettagli le ultime puntate della fiction Mps, e in particolare la dinamica della estromissione di Fabrizio Viola e delle conseguenti dimissioni del presidente della banca Massimo Tononi. Scriveva per esempio La Stampa che questo fu il racconto fatto da Viola ai consiglieri d’amministrazione di Mps riuniti l’8 settembre della telefonata che lo aveva di fatto “dimissionato”: «Alla luce delle perplessità espresse da alcuni investitori in vista del prossimo aumento di capitale e d’accordo con la presidenza del Consiglio, riteniamo opportuno che lei si faccia da parte». Alla cornetta c’era il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

NESSUNA SMENTITA DA RENZI. Nessuno, a cominciare dall’allora presidente del Consiglio, si è mai sognato di smentire alcunché. E siccome si trattava di rilievi tanto circostanziati quanto gravi, che riguardavano appunto Renzi e il ministro, evidentemente c’era poco da smentire, altrimenti come minimo sarebbe partita una scarica di tweet e magari ci sarebbe pure scappata un’inchiesta dell’Anticorruzione di Raffaele Cantone. D’altra parte, perché il ministro dell’Economia nelle telefonate a presidente e amministratore delegato di Mps ha detto che chiedeva la «discontinuità manageriale» a nome del presidente del Consiglio? Una furbata di Padoan per coprire una sua autonoma decisione?

Perché un banchiere da Renzi considerato incapace a Siena è stato messo col beneplacito del governo alla guida delle due disastrate banche venete?

Questa è la versione che Renzi ha dato nientemeno che al capo dello Stato Sergio Mattarella, il quale gli aveva telefonato preoccupato dagli accadimenti di Siena. Ma se fosse vero avremmo dovuto assistere a una durissima reprimenda di Renzi a Padoan, che invece non c’è stata. E poi, il nome di Morelli fu fatto dallo stesso Padoan, sempre nella medesima telefonata di quel giovedì 8 settembre, nonostante la banca successivamente abbia incaricato una società di head hunter di ricercare il successore di Viola. Se lo era inventato il ministro? O Morelli è stato suggerito da quelli di Jp Morgan, gli stessi che hanno chiesto a Renzi – lo sfido a smentire – la testa dell’allora amministratore delegato che si rifiutava di concedere loro l’inconcedibile?

GALEOTTA FU LA COLAZIONE. E chi ha avviato i contatti con il Qatar per dirci ora che il fondo sovrano arabo era della partita e poi si è ritirato per sopravvenuta instabilità politica (quale?)? Lo stesso Renzi? Perché non sono mai arrivate dichiarazioni ufficiali da Doha e dintorni e, dunque, siamo tutti autorizzati a pensare che quella del Qatar sia una fiaba raccontata agli stolti. Comunque, è fin troppo evidente che se anche Renzi si fosse davvero astenuto, e non l’ha fatto, quello che accaduto è in tutti i casi figlio di quella sua colazione di luglio a Palazzo Chigi con Jamie Dimon, capo mondiale di Jp Morgan, e della conseguente apertura di credito illimitata, “licenza di uccidere” compresa, che l’allora capo del governo ha dato al banchiere d’affari americano. Come sono andate le cose lo sanno i protagonisti – troppi perché ci fosse riservatezza – e da mesi lo sa il Paese: perché ora venirci a raccontare che Cristo è morto di freddo?

LE CONTRADDIZIONI DELL’EX PREMIER. La cosa non vi sembri di poco conto, anche se sono passati alcuni mesi: se fosse vero che Viola non è stato giubilato da una manovra di Palazzo, vorrebbe allora dire che è stato messo alla porta per incapacità. Cosa grave, perché subito dopo il banchiere è stato pregato dal fondo Atlante, con il beneplacito formale di Bankitalia e Bce e la benedizione informale dello stesso Padoan, di prendere in mano la patata bollente di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Ai cui azionisti è stato ora offerto un bonus in cambio di una loro disponibilità a rinunciare a qualunque contenzioso legale. Nella prossima intervista, dunque, bisognerebbe chiedere a Renzi come mai un banchiere da lui considerato incapace a Siena è stato messo col beneplacito del governo alla guida delle due disastrate banche venete. Aspettiamo fiduciosi la sua risposta.

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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