MPS. Fuori le telefonate

Pare che nell’ansa spying 55ffaire Mps, siano riemerse intercettazioni telefoniche del 2010, inizialmente ritenute irrilevanti.

Chapeau ai giudici senesi per la loro discrezione, unica in un Paese dove sono state rese pubbliche le richieste di conforto femminile a pagamento di Vittorio Emanuele, gli sms affettuosi della Falchi a Ricucci.

Per non parlare del Cavaliere: di lui abbiamo letto le conversazioni con dirigenti Rai e zoccolame vario.

Bravi i giudici senesi che non hanno arrestato nessuno, far fallire una banca è certo meno grave dei reati commessi da Lele Mora e da Lavitola, che si sono fatti un annetto di carcere.

Le perquisizioni sono poi scattate con calma alcuni mesi dopo che i giornali strombazzavano l’inchiesta, nel caso gli indagati non avessero letto i giornali, non avessero guardato la tv e si dovesse aspettare che qualche amico li avvisasse.

Non rilevanti dicevamo, ma se, come scrivono alcuni, Mussari si fosse consultato con Ceccuzzi, il famoso sindaco rottamatore e si scoprisse che la banca veniva diretta da politici, sarebbe più o meno grave delle telefonate del Caimano ai dirigenti Rai, per raccomandare qualche zoccoletta?

Comprare un senatore è cosa gravissima, come del resto farsi comprare: la corruzione non è come la prostituzione, è reato anche l’esercizio, non solo lo sfruttamento, ma è molto più grave, che sfasciare la più antica banca italiana?

Ora la domanda è: chi si è comportato bene?

I giudici senesi o gli altri che hanno lasciato che trapelassero ipotesi di reato, intercettazioni e interrogatori?

La risposta è semplice: i giudici senesi, che hanno rispettato anche il periodo elettorale, mentre in altre regioni fioccavano gli avvisi durante i comizi.

Però ora, nell’era della par condicio, rilevanti o no, sarebbe opportuno che anche le intercettazioni senesi, se ci sono, uscissero.

Se invece non vi fossero, ci sarebbe da restare sbalorditi.

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