Migranti, accoglienza, paure e profitti

 Dopo il successo della marcia cittadina dei Comitati che chiedevano quanti sarebbero stati e dove sarebbero stati collocati i nuovi profughi, dal balcone del municipio è apparso l’ologramma sbiadito del sindaco Luca Vecchi, che senza dare alcuna risposta nel merito, ha accusato la destra di alimentare la paura per scopi elettorali. E’ possibile che ciò sia vero, ma i comitati chiedevano trasparenza e avevano il timore che toccasse sempre ai loro quartieri farsi carico dei nuovi arrivati. Si tratta di quartieri dove la presenza di immigrati è già alta, che in più si fanno carico dei rom, che stranieri non sempre sono, ma problemi ne hanno e ne danno e ora anche degli sfollati dal manicomio criminale. Non ci risulta che i quartieri Olimpia-Manenti e Canali prevedano arrivi di migranti, anche perché il sacco del suolo prosegue e gli immigrati non fanno bene al valore degli immobili. Siamo razzisti? No, non siamo stupidi. Ora, dopo che il sindaco inesistente ha chiamato alle armi la Città antifascista, agitato la bandiera della Resistenza, resta un fatto che se la destra agita la paura, la sinistra aiuta il business, fregandose di trasparenza, conflitti d’interesse o altro. I due player dell’accoglienza dei migranti sono due coop sociali cattoliche, legate strettamente al potere: la Dimora di Abramo e l’Ovile. L’ex direttore di quest’ultima è l’attuale assessore al bilancio del Comune di Reggio. Ora, poiché a sinistra il conflitto d’ interessi non esiste, supponiamo che quando si parla di questi temi, il nostro si assenti, come faceva la ministra Boschi e tanto ci deve bastare. Certo che l’appalto per l’Ovile è un vero colpo di fortuna, la coop era molto impegnata in investimenti e questo aiuterà senz’altro, quando si dice la Provvidenza! La Dimora di Abramo è da tempo diventata quella di Caino, sotto la presidenza Codeluppi sono stati sfrattati i padri fondatori, da Giulio Iotti a don Daniele Simonazzi, a don Eugenio Morlini, fino a don Giuseppe Dossetti. La dimora con i migranti ha presentato utili di novecentomila euro che aumenteranno, sia perché aumentano i “clienti,” sia perché investe in appartamenti, aumentando le capacità recettive, ovviamente dove le case costano meno, cioè nei quartieri in sofferenza o affidandosi a privati scelti da loro. E’ la coop che sceglie dove vanno i migranti, il Prefetto segnala, il sindaco benedice e il popolo bue, cioè noi, paga. I padri fondatori,cacciati dai fratelli hanno avuto reazioni contenute, ognuno tiene famiglia: don Dossetti ha  da gestire il Ceis, anche qui i volontari sono pochi e gli stipendiati  molti. Il Vescovo tace su quelle che una volta erano le sentinelle, animate dalla fede, sulla frontiera del bisogno e si sono trasformate in aziende, in cui i libri contabili hanno sostituito il Vangelo, come denuncia Giulio Iotti. L’arcipelago è vasto e il settore interessante, se anche la Giovanni XXIII, diretta da Matteo Iori e fondata da don Ercole Artoni, ha deciso di passare da associazione, a cooperativa. Iori fondò una lista di sostegno a Vecchi per le amministrative titolata: 0522-Reggio chiama Matteo, Reggio non lo ha eletto, ma di sicuro il sindaco lo chiama. Ovviamente il conflitto d’ interessi è un affare di destra. Il noto Buzzi di Mafia Capitale diceva che coi migranti si guadagna di più che con la droga, non daremo soverchio credito alle parole di siffatto personaggio, certo non ci si perde. Ora i casi sono due: o trentacinque euro al giorno per migrante sono troppi, o l’assistenza è tirata, lo dice l’utile denunciato, lo dicono i libri contabili appunto, non il Vangelo, che col business  ha poco a che fare. Certo risparmi se ne possono fare, in certe zone fanno incetta della pasta rotta nei pastifici, che verrebbe buttata, è buona, ma dovrebbe andare alle mense dei poveri, non su quelle dei poveri paganti, magari il Prefetto potrebbe fare qualche controllo. Le cooperative hanno nomi evangelici o di martiri cristiani o di profeti: Dimora di Abramo, l’Ovile, la Vigna, Oscar Romero, Madre Teresa, Giovanni XXIII, il Papa Buono , ma non ce li vediamo a dire “lascia tutto quello che possiedi, dallo ai poveri e seguimi,” del resto il Vangelo non è un testo da business school. I comunisti hanno intestato le strade ai rivoluzionari di tutto il mondo, ad iniziare dal Che e poi hanno gestito le loro coop come i capitalisti. Su Reggio arriveranno decine di milioni di euro per i migranti, trasparenza negli appalti e controlli nella gestione sarebbero obbligatori, il Prefetto e il sindaco non possono fare i passacarte e pure la magistratura potrebbe vigilare. C’è un sistema per combattere la paura: uno Stato che funziona. Tutto il resto è propaganda che lascia il tempo che trova, mentre gli affari prosperano. Ora non ci stupiamo che il mondo non sia fatto di Santi, né che ci sia un notabilato del volontariato, che tra una giaculatoria e l’altra va a caccia di soldi e prebende, ovviamente pubblici. I loro curricula non sono un granchè, ci stupisce che ancora cerchino di farci pure la morale, che si travestano da agnelli e che ci vogliano vendere la balla del buon Samaritano. Per inciso, i costi per i profughi sono maggiori dei trentacinque euro, bisogna considerare che paghiamo i viaggi per raggiungere Reggio, i corsi di lingua e riqualificazione, le cure mediche, i mediatori culturali, i tribunali che si occupano delle pratiche di asilo, ecc… Ma sui diritti negati agli italiani, per mancanza di fondi, torneremo. Una sola domanda finale: perché il governo accetta che le navi di Frontex o delle Ong li sbarchino tutti da noi e non in Spagna, Francia, Malta? Pure quei paesi stanno sul Mediterraneo. Forse la destra agita le paure della gente, ma è la sinistra che le crea, mentre tra una preghiera e un elogio dei buoni sentimenti, alimenta gli affari dei suoi

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