Mattarella e Draghi, i due Presidenti

 Il Presidente Mattarella coglie l’occasione della tradizionale cerimonia del Ventaglio per esercitare la sua funzione d’ indirizzo. Il Presidente della Repubblica non è un notaio ma, come si è visto in vari passaggi di questa emergenza, è chiamato, costituzionalmente, a garantire l’interesse e la coesione nazionale. Il suo discorso traccia una strada chiara,

mentre il governo è stato costretto rinviare le misure su scuola e trasporti e mentre Draghi ha ottenuto un altro milione di dosi di vaccini dall’Europa, in molte piazze si radunano i no green pass, in nome di una discutibile declinazione del concetto di libertà. Raduni a cui partecipa l’ala euroscettica della Lega ad urlare libertà. Ed è proprio la libertà il cuore del messaggio presidenziale, perché l’alternativa non è tra vaccino e non vaccino, ma tra vaccino e chiusure che limitano circolazione, produzione, vita. Perché la libertà non è solo quella di chi rifiuta vaccino e green pass, ma anche quella di coloro , molto più numerosi, che li accetta. Perché dentro l’interesse nazionale ci stanno i diritti delle minoranze, ma ancor più quelli della maggioranza. Così come nell’interesse nazionale ci sta il rispetto degli impegni presi con l’Europa, per avere i fondi del Recovery e gli impegni prevedono le riforme. Certo siamo dentro un presidenzialismo di fatto e non perché ci sia la volontà di forze esterne di imporre una dittatura, ma perché la crisi dei partiti, la loro incapacità di decidere, hanno portato al governo Draghi e per conseguenza al governo dei due Presidenti: gli unici in questo momento in grado di gestire l’emergenza sanitaria, la ricostruzione economica e la credibilità internazionale. Per ora i partiti sono solo in grado di agitare bandierine identitarie più o meno nobili, più o meno utili, ma nessuna, delle forze politiche, è in grado di garantire una tenuta sistemica in un quadro politico che è sull’orlo del default. Certo una democrazia compiuta non avrebbe avuto bisogno di questa guida consolare, ma i partiti hanno avuto le loro occasioni, in questa legislatura, con maggioranze, governi diversi e di segno opposto e hanno fallito. La democrazia non è solo voto, è capacità di sintesi e decisione. Per questo fa un po’ sorridere che i temi prioritari siano il green pass e il Ddl Zan, mentre urgono la riforma della Giustizia, del fisco e del mercato del lavoro, sulle quali si aspetta che Draghi faccia le sue proposte, per poi lavorare sui dettagli, visto che i partiti una riforma di insieme non riescono a proporla, né soprattutto a portarla a sintesi. Per questo il baricentro si è spostato del Parlamento ai due Presidenti. In questa fase i partiti tutti avrebbero dovuto aprire un tavolo per concordare le riforme, vista l’obbligatorietà del farle. E’ evidente che se questo è lo schema dentro cui si sono chiusi i partiti, a febbraio, allo scadere della presidenza Mattarella, la scelta sarà obbligata: conservare l’attuale assetto consolare, poco importa se con l’attuale Presidente o un suo clone, magari donna, o promuovere Draghi al Colle più alto, con un suo clone a palazzo Chigi. Tertium non datur.

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