Maria Antonietta “Che” Letta

wwgNMDo-mdMEnrico sui documenti, ma il suo nome “storico” é Maria Antonietta.

Oppure Ernesto detto “Che”.

Il discrimine è la consapevolezza.

Se NON è consapevole della sua analisi che ha generato il decreto del FARE, siamo nel primo nome, in caso contrario nel secondo.

Il risultato NON cambia.

C’è, sacrosanta, istigazione alla rivolta. Contro tutte le storture e i potentati creati e irrobustiti dagli ultimi quarant’anni di malgoverno.

Malgoverno dei due partiti che ora hanno approvato il suo decreto.

Ma con dentro molti che sono lì da tantissimi anni e se non ci sono tutti è perché sono o morti, o trombati da giovanotti peggiori. Non parliamo del suo partito, pieno di vecchi desperados (ma elegantini) e di giovani, che aspirando ad essere molto nerd, hanno poi confuso il tasto del conp o le ganbe (se scrivono ancora con qualche Nont Blanc).

Passiamo sotto silenzio i loro antagonisti, sovraparlanti, spesso siliconati, soprattutto negli attributi vocali, e non si pensi che sia un fatto estetico. Sotto silenzio perché in una rivolta del seicento sarebbero stati passati a fil di spada.

A questo gruppone, quasi un’ammucchiata direi, se non sapessi che da quelle parti solo feste eleganti, tentano di aggiungersi altri che poi sperano solo che qualche giudice azzoppi il “rialzato” per poter cannibalizzare qualche comico spaventato nullafacente parlamentarizzato, direbbe quel politico che imita Crozza.

E i grillini a sbattersi facendo ostruzione e SEL facendo finta.

Ma non potevano soltanto chiedere a quei galantuomini che hanno votato il decreto SE avevano le carte in regola per votare, ovvero se non erano COLLUSI con qui governi che hanno generato lo scempio descritto da Letta? Potevano farlo anche con nomi e cognomi. Facendo domande ai singoli e chiedendo risposte a nome dei loro non elettori (inteso come elettori di partito, ma non di loro direttamente) e poi magari chiederne le dimissioni o almeno pubblicarne i curricula parlamentari con tutte le leggi dello sfascio votate, quando non presentate o “migliorate”. Ma niente.

I primi ci sono da troppo poco e i secondi tengono famiglia e sanno che il grilloparlantismo porta alla scomparsa dalla scena politica (Di Pietro docet). Intanto monsù Letta entra di diritto nella storia della pochezza italiana, rottamando di fatto il suo partito senza toccare nessuno degli eletti e salvando tutti gli avversari dannandoli nel giudizio storico.

Brillante operazione in perfetto stile moresco. Ma deve essere cauto, molto cauto. A volte si rischia di essere vittime della troppa scaltrezza (e non voglio pensare a Moro, là fu barbarie e qualcuno insinua dello Stato medesimo).

Poteva NON fare la diagnosi, ma solo dare le medicine. E se la diagnosi non è casuale questo NON è il decreto del FARE ! è quello del CHE FARE?

Se è così, i pugnali stanno già volando.

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