Malati di cattiva informazione

La parola Napoli nell’informazione è foriera di : morti per camorra, spazzatura ad altezza d’uomo, tangenti robuste o evasioni milionarie. Poi arriva un amico e ti dice “sono stato a Napoli, ho visto una cosa pazzesca” tu ti aspetti una tragedia da un testimone, e invece quello ti racconta, foto e video alla mano, LA PIU’ BELLA METROPOLITANA DEL MONDO, con opere d’arte straordinarie, con stazioni pulite. Tu pensi : vabbè l’hanno appena fatta, tra due mesi sarà un merdaio. E lui ti smentisce : alcune stazioni sono là da una decina d’anni e sono ancora perfette.

E qui comincio a non capire. La mia ignoranza sì, lo so di esserne gravemente affetto. Ma poi chiedo e sono pochissimi quelli che la conoscono (la metro in particolare e Napoli in generale). E hanno fatto anche cose interessanti (con 3,5€ al giorno prendi tutti i mezzi pubblici che vuoi). Napoli, come opere d’arte è sicuramente tra le prime 5 città d’Italia. Ma. Ma nessuno ci racconta queste cose, neppure nella stampa e nei servizi specializzati. Se se ne parla è perché cadono muri o cornicioni, per il deterioramento insomma.

Mai un cane che ti faccia un servizio serio, eppure quando nacque l’Italia era Napoli la città più importante (più di 400.000 abitanti con Roma alla metà circa), era la città più internazionale, si parlava nei suoi salotti poco dialetto e molto francese, certo c’erano stati i Borboni, ma la loro immagine era meno, molto meno negativa, di quella che ci imposero i Savoia. Napoli, ridotta a pizza sole amore e mandolino. Napoli che espresse gran parte della cultura liberale prefascista, che ci regalò il primo e unico soprassalto li liberazione TOTALMENTE italiana dal nazifascismo (le quattro giornate) e poi tanta cultura alta e bassa (Eduardo e Totò). Napoli perennemente pencolante tra la Repubblica e la necessità di un re, anche un re accattone, come fu Lauro. Napoli ricacciata sempre più in basso, prima da un’invidia savoiarda (la prima ferrovia italiana fu Napoli-Portici e il primo distretto industriale nacque là) poi dall’accattonaggio politico radicato nel sottoproletariato tipico delle grandi città. Napoli, regno di camorra, prima quello del contrabbando di sigarette che partorì un corteo di 30.000 “impiegati” del settore quando  le Fiamme Gialle colpirono duramente e poi quella violenta della droga e dei rifiuti, ma quest’ultima già meno napoletana, più dura come tutte le organizzazioni criminali periferiche (pensate alla mafia dei corleonesi rispetto a quella palermitana e alla ‘ndrangheta che mai ha avuto un polo cittadino). Napoli che potrebbe comodamente vivere dei suoi musei, dei suoi dintorni (Pompei, Capri, la penisola sorrentina, ecc…), dei prodotti agricoli della Campania e che invece vive (sui giornali e in TV) di criminalità organizzata, di spazzatura mandata con i treni in Olanda, di cortei di ex galeotti, di corruzione.

Napoli è la nostra immagine nazionale, avremmo tutto per vivere dignitosamente, facciamo di tutto per nascondere il bello che c’è e far vedere il peggio. E poi ci lamentiamo.

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