Ma la sanità lombarda fa davvero così schifo?

Visto che in Italia pare che tutte le regioni e il governo si siano comportati così bene, con l’eccezione della Lombardia, vorrei provare a mettere in fila alcuni fatti, senza fare polemiche e pure senza pretendere di avere tutte le ragioni. Prima del Covid la sanità lombarda era considerata un’ eccellenza, non solo nelle statistiche, ma anche dai pazienti, visto che la regione non “esportava” pazienti, ma ne “importava” mal contati 200.000, dalle altre regioni italiane, compresa L’Emilia Romagna. Vero che la parte del leone lo facevano le strutture private, come Humanitas, Galeazzi, IEO, San Raffaele, ma la competizione ha tenuto alto anche il livello delle strutture pubbliche, come succede, seppur con numeri ridotti anche in Emilia Romagna e Veneto. Diciamo poi con altrettanta chiarezza che invece nel Lazio, la sanità privata è fortissima e quella pubblica debolissima, mentre al sud la situazione non è rosea, con le debite eccezioni, né nell’una né nell’altra. I conti della regione Lombardia sono in ordine, mentre molte regioni del sud sono commissariate. Possiamo quindi dire che i cittadini lombardi godono di una struttura ospedaliera eccellente e di un bilancio sanitario in ordine, nonché di una vasta scelta di operatori, visto che pure nelle strutture private si può accedere in convenzione, mentre i cittadini di altre regioni, come ad esempio Lazio, Campania, Calabria, hanno meno o poca scelta e il bilancio sanitario è fallimentare. L’emergenza Covid ha messo però in luce delle criticità, come le infezioni negli ospedali, l’eccessiva ospedalizzazione e l’insufficienza delle terapie intensive. Vero, chiediamoci cosa sarebbe successo se lo tsunami avesse colpito un’altra regione che non avesse la forza della Lombardia? Nella regione le terapie intensive sono state portate da circa 700 a 1600 e se molti pazienti sono morti, moltissimi sono stati salvati. E’ vero che c’è stato un eccesso di ospedalizzazione, ma all’inizio non si sapeva come curare i pazienti, venivano lasciati a casa e si aggravavano, quindi venivano ospedalizzati. Vero, ma lo si è fatto in tutte le regioni maggiormente colpite, compresa l’Emilia, che ha la città più colpita in rapporto alla popolazione, Piacenza, e che nel picco aveva gli ospedali pieni e le terapie intasate. Si dice che i medici di famiglia sono stati mandati al fronte senza dispositivi. Vero, ma è accaduto ovunque, ovunque si sono ammalati e sono morti e solo ora che le terapie si sono affinate, riescono a gestire i pazienti a casa. Questo non vuol dire che non occorra ripensare la medicina territoriale non solo in Lombardia, ma in tutta l’Italia. In questi anni i medici di famiglia hanno perso ruolo a favore dell’ospedale, lo testimonia il dato dei pronti soccorsi strapieni, ben da prima del Covid. Poi è evidente che in Lombardia l’idea che l’ospedale bastasse si era radicata e sembrava pure funzionare, ma non basta per demolire un sistema eccellente, mentre in larga parte del Paese non funziona nulla ed è solo andata bene. I numeri dell’epidemia nella regione sono grandi, ma se si prende il famoso RT, a fine maggio la Lombardia era a 0,51 nella parte bassa della classifica con davanti 12 regioni, tra cui Veneto 0,56 e Toscana 0,59 che pure hanno gestito bene l’emergenza, per dire che i numeri assoluti la condannano aldilà dei suoi demeriti. Resta da dire delle case di riposo, in cui si è verificata una vera strage, ma in tutto il mondo, in Canada l’80% dei decessi è avvenuto nelle Rsa e in Italia il fenomeno è stato ugualmente diffuso, non se ne parla, ma i problemi lombardi si sono verificati anche nelle province emiliane. Per quanto riguarda poi il Pio Albergo Trivulzio, non aveva ospitato degenti Covid, errore commesso anche in altre regioni, e la maggioranza del consiglio di amministrazione la nomina il Comune di Milano e il Presidente attuale è stato il mandatario elettorale del sindaco di Bergamo, Gori. Questo non assolve nessuno, ma mette un po’ di ordine nelle cose. E’ un bene che in Lombardia siano partite le indagini, anche se penso che più che reati siano stati commessi degli errori, ma non sarebbe male che le indagini coprissero tutte le regioni, anche se lette le carte del caso Palamara, non ci conterei tanto. Voglio solo ricordare che la prima Rsa andata in crisi ed in cui dovette intervenire l’esercito, era nelle Marche e che al 25 di marzo in Emilia i dipendenti delle Rsa erano ancora in carenza di Dpi. E’ evidente che dobbiamo rivedere l’organizzazione della medicina territoriale, ma senza farci condizionare dalla dicotomia tra pubblico e privato. SE fossi un lombardo, al netto degli errori di Fontana e Gallera, non rinuncerei facilmente all’attuale sistema ospedaliero, con buona pace di molti dei suoi critici, che poi magari vanno in Lombardia quando hanno patologie serie, come è accaduto a molti emiliani, progressisti e non, di mia conoscenza.

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