M5S, un progetto incagliato?

Di Giuseppe Trapani

Dopo quasi un anno di governo bizzarro, il movimento cinquestelle è in crisi progettuale più che di consensi in senso assoluto. Se facessimo una breve storia dei grillini appare chiaro che la loro vocazione e il grande successo giunto fino al 32 per cento alle politiche del marzo dello scorso anno era di dare una spallata nel campo della sinistra per quanto non nessuno dei loro esponenti lo abbia mai ammesso esplicitamente nemmeno sotto tortura. Vero è che i pentastellati infatti nascono – nelle loro intenzioni più alte – post ideologici, al di sopra e aldilà dei partiti tradizionali, senza (dicevano nei loro vaffa happy days) sovrastrutture e pre-impostazioni politiche, grillocentrici e fermi come il soledella salvezza mentre tutti i pianeti avrebbero dovuto girare intorno a loro per poi esplodere. Ma l’uomo propone e la storia dispone diversamente per cui alla luce del consortio (significativo il termine contratto) di governo con Matteo Salvini e dopo mesi di matrimonio combinato, rato e consumato con la destra spinta della Lega, i cinquestelle hanno dovuto fare da argine di sinistra spesso in maniera scomposta in alcune situazioni non potendo però dichiarare esplicitamente un tale ruolo pena l’accusa di posizionmento e allineamento con il PD, che resta il vero bersaglio dei loro attacchi in quanto necessario per la loro sopravvivenza politica agli occhi dei loro attivisti. Questa contraddizione se si aggiunge la nascita dell’esecutivo contro natura – prima o poi – ha fatto emergere non pochi limiti del loro essere al governo rilasciati dopo le surreali litigate interne al governo.

Da queste premesse pongo una domanda coraggiosa alla riflessione di tutti ovvero se paradossalmente il problema politico non stia nella destra o nella sinistra ma in chi pensa di poter essere sempre neutro, impermeabile e imperturbabile alle questioni, indeciso perchè ostinato ad essere sempre anti qualcosa e mai convinto a risolvere i problemi, essere pro, assertivo sui temi, competente. In altre parole, e se l’anomalia italiana non fossero proprio i pentastellati?

A mio avviso – infatti – su alcune fondamentali questioni scottanti tertium non datur e non esiste un tripolarismo delle opinioni? Si parte dai vaccini per giungere al tema dell’antifascismo – passando per la geopolitica internazionale. Ma per volare più in concreto, penso ai NI sulla crescita ed espansione economica pur nella sostenibilità (ricordiamoci al loro no alla tav per poi non controproporre nulla sulle infrastrutture italiane che aumenti il trasporto merci su binario e diminuirlo su gomma…). E viene in mente anche alla sacrosanta sussidiarietà nei confronti veri poveri senza disperdere denaro pubblico (anche questa è onestà verso i contribuenti ) in politiche assistenziali e senza monitoraggio a chi vanno a finire certi sussidi. Così come per la legittima difesa, la presunzione di innocenza e sui migranti non si è visto nel movimento una posizione coerente con un pezzo forte di elettorato di sinistra che gli aveva dato un credito da molti considerato mal riposto. Ci si rende conto che finchè è durato ha premiato ma adesso molti italiani sono scocciati dell’equilibrismo nell’attaccare sempre e comunque il partito democratico e contemporaneamente polemizzare con il proprio partner di governo. Questo schema ha innescato un cortocircuito dal quale – sentendo le opinioni confuse della base- i leader grillini non riescono ad uscirne.

Il tutto aggravato dal fatto che i problemi strutturali del paese sono tutti sul tavolo e quindi sono esaurite le cartucce del continuo assalto al PD. Uno schema che non funziona più non tanto per la nuova segreteria ma perchè il partito di Zingaretti prova a fare opposizione e non ha l’onore delle scelte mentre i cinquestelle sì. Del resto il centrosinistra non ha ancora un orizzonte chiaro ma un suo “popolo” ce l’ha, lo vota tenacemente per quanto sia ad oggi opposizione. E mentre – con la liquefazione di Forza Italia – la destra-centro conquista pezzi di paese, il movimento cinquestelle si trova alla ricerca di senso sopratutto se poi governa senza toccare palla, al traino di una polemica al giorno e sommerso dalla social propaganda di Salvini. Insomma, il movimento cinquestelle sembra avere un progetto incagliato sulle rocce dell’immobilismo e appaiono – mi sbaglierò – con le armi spuntate in vista delle ardue scelte per il prossimo futuro in economia: si attende infatti una legge di bilancio da far tremare i polsi e il movimento di Di Maio comincia a capire che se mettono insieme tutta la panna montata di Matteo Salvini ( fatta di assalto alla cannabis , selfie con i panini ingurgitati , proposte di grembiule alle elementari, invasioni auto-smentite di migranti, critiche ai vincitori di sanremo e altre banalità varie ) non si arriva a trovare le risorse per andare avanti e ci rimangono i miliardi di euro di debito inconcludente accumulato contro le generazioni future.

E poi voglio vedere se i grillini si affacciano dal balcone…

Da Linkiesta

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