Lotta a colpi di Coop

 Dopo il rosario di fallimenti cooperativi che hanno creato buchi miliardari, in euro, anche il Vescovo di Reggio Emilia è sceso in difesa dei lavoratori e dei soci che hanno visto sfumare i loro prestiti, chiedendo alle cooperative di tornare all’etica prampoliniana e di restituire i soldi. Il periodo scelto per l’intervento, la settimana di Passione, non sappiamo se voluto, si è rivelato azzeccato, anche se temiamo che non vi sarà nessuna resurrezione e temiamo neppure rimborsi o riassunzioni, se non nella misura contenuta che consentono i fallimenti. Chi è risorto sono gli autori dei fallimenti, già risistematisi in altre coop o protetti dalle loro laute pensioni. La Lega coop ha sostanzialmente detto al Vescovo di occuparsi delle anime, cioè dei fatti suoi e diversi esponenti del Pd hanno ricordato alla chiesa i suoi buchi finanziari, che pure ci sono anche nella nostra Emilia. La cosa ironica è che al Vescovo, che è di Comunione e Liberazione, vengono addossate le colpe vere o presunte,dell’intera Compagnia delle Opere, come dire che tutti gli iscritti al Pd sono responsabili dei fallimenti cooperativi, omettendo di ricordare che la Compagnia ha fatto molte opere con le coop rosse, compresa la proprietà congiunta di Obiettivo Lavoro, recentemente ceduta ad un gruppo estero, che riuscirà sicuramente a farla funzionare meglio. La cosa ancor più paradossale è che nel tentativo di coprire il tutto, zittendo il vescovo, gli esponenti del Pd post-comunisti, hanno tirato in ballo La Dimora di Abramo, coop cattolica che ha reso pingui i suoi utili con la gestione dei migranti e in senso lato le coop sociali gestite dal notabilato Pd, post democristiano. Non siamo alle torte in faccia, ma alle coop in faccia, anche se queste ultime sono saldamente attaccate alla mammella pubblica e i loro dirigenti sono nelle giunte e nei consigli comunali, con la casacca del Pd. Fratelli coltelli, identici in tutto, eccetto forse nella pratica religiosa, una faida tra sciiti e sunniti, tra renziani e rottami della vecchia ditta scalata da Renzi, senza offerta pubblica. Ora le coop possono fottersene  dell’etica prampoliniana o dossettiana, possono bruciare La Pira, ignorare gli appelli alla ragione del Vescovo, comportarsi come il peggior capitalismo privato, sussidiario delle commesse pubbliche e legato al potere politico, magari pilotando appalti o corrompendo, ma almeno paghino le tasse come i privati e la smettano di rompere con la superiorità morale!

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