Lo strano caso delle elezioni reggiane

Se fosse un giallo, e forse lo è, questo sarebbe il titolo corretto. Perché? Forse siete troppo assorti per rendervene conto, ma quasi tutti i candidati sono lì per perdere. Sicuramente la Lega non vuole vincere: ha messo un Carneade sconosciuto ai più, a meno che non siano assidui frequentatori di matrimoni, ma questo forse per motivi professionali, visto che fa il fotografo e quindi una paparazzata giusta accresce la notorietà. Eppure la Lega salviniana sul territorio è in crescita esponenziale e alla regione combatterà con ben altre armi. Neppure Forza Italia vuol vincere, anzi ha talmente paura di concorrere che si è divisa in due e una opportuna lista civica forzista, con in testa un notissimo avvocato, si è schierato in difesa dell’attuale sindaco. Non che abbiano programmi ed idee comuni, ma tant’è. Certo come avvocato ha molti clienti e non ha bisogno di apparentarsi. Un afflato giovanilista direi allora: difensore a tutto campo. Il bello è che la lista dei forzitalioti doc non si è offesa, anzi parla di porte aperte e non di tradimenti. Un altro mistero, perché Silvio ha sempre bollato i “fuorusciti” con parole di fuoco. Sarà cambiata l’aria. Anche i 5S non hanno una gran voglia di vittoria. Hanno scelto una candidata all’altezza, ma che non c’era nei 5 anni precedenti, e anche loro nei 5 anni precedenti non è che abbiano sollevato putiferi mostruosi. Quindi quest’arrivo dell’ultimo istante marca una forte discontinuità. Resta la Sinistra che invece è in tendenza con quello che accade nel paese: non pervenuta. Resta una lista civica che si sbatte e che concorre e sta sul pezzo e magari se avesse un minimo di visibilità dai media locali potrebbe far sembrare normale questa elezione. E poi c’è il PD, e anche qui non vedo movimenti. Il candidato è il sindaco uscente, benedetto alla prima uscita da Delrio, che poi casualmente ha piazzato i suoi cavalli all’Iren e negli assessorati di peso. Ma oggi Delrio è la minoranza della minoranza del PD, eppure questi (il PD) oggi ha tutt’altro indirizzo. Evidentemente le comunicazioni tra il centro e la periferia sono lente assai. O forse lui (sempre il PD) non ha voluto fare uno sgarbo all’elettorato cattolico, perché anche il vescovo è pro sindaco uscente. Certo ci sono affari grossi in ballo e la Curia ha bisogno che la politica aiuti e non osti. Certo il vescovo è ciellino e loro già in passato, vedi Bersani a Piacenza, hanno tifato a sinistra. Tant’è vero che anche un finissimo politico come Bertinotti trova moderno e attuale il messaggio di CL. Quindi possiamo dire che nessuno corre verso la poltrona, come se sentissero l’inutilità della corsa. O forse perché la poltrona, viste le cose e i problemi più che una poltrona sembra il letto di un fachiro se non quello di Procuste. Ma allora perché candidarsi, perché intasare le segreterie telefoniche e le cassette delle lettere. Perché tediare con il nulla assoluto di finti dibattiti televisivi: perché riempire i giornali di interviste in cui si avverte che le domande e le risposte le hanno inviate gli addetti stampa di partiti/candidati. Tutto forse per scuotere i reggiani da un torpore primaverile. O forse soltanto perché la lotta si farà sulle europee e allora nessuno vuol perdere neppure una goccia di energia. Tranne le liste civiche e i votanti seguono, magari senza capire che per loro l’elezione del sindaco è infinitamente più importante di un rappresentante a Bruxelles.

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