Lo Stato va in vacanza

E’ un’estate strana, non fa caldissimo, ma come tutti gli anni lo Stato va in ferie. Chiudono gli asili, le scuole, le università, i tribunali. Si prendono lunghe ferie i politici, ma quello è un bene, percepiscono paga, è vero, ma almeno non fanno disastri, mentre negli uffici comunali scatta l’orario estivo: chiusura al pubblico di pomeriggio.

I cittadini devono venire col fresco, ne va della loro salute e magari della pennichella dei dipendenti pubblici. Se uno ha bisogno al pomeriggio, aspetta e se non può, si attacca. Negli uffici statali l’orario ridotto funziona tutto l’anno: avete mai provato ad entrare in una Prefettura? Gli orari sono dalle dieci alle dodici, escluso il sabato, ovviamente per accedervi bisogna prendere mezza giornata di lavoro. Solo l’ufficio immigrazione lavora dalle nove alle dodici, almeno nella padania dove lo Stato dovrebbe essere efficiente. I nostri dipendenti dunque chiudono per ferie, anche nei servizi essenziali come la sanità, il ritmo si riduce, meglio non ammalarsi, morire si può, perché il servizio è privato ed è sempre aperto. Mentre noi, che siamo i loro datori di lavoro, restiamo aperti dal mattino alla sera, senza troppe pause caffè e senza orari estivi, anzi quando ci sono, significano poi più lavoro, non meno. Viene proprio voglia di dire: “Compagni, dai campi, dagli uffici e dalle officine, prendiamo la falce, la biro e il martello, scendiamo giù in piazza e mandiamoli in vacanza, ma… a spese loro”.

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