L’Italia “migliore” non è solo quella che va in piazza

Ogni giorno vediamo la sinistra – che si appresta a vincere le elezioni – rivelarsi sempre più inadatta a governare. Lo scriviamo ora, nel momento in cui iniziano i traslochi, mentre il Berlusconismo muore malamente. Lo diciamo con chiarezza, non avendo nulla da farci perdonare, né nulla da chiedere: non è la sinistra che è incapace di governare, ma la nostra sinistra. Ora è tutto un fiorire di Italie diverse, quella di Pisapia, che in piazza, davanti alle bandiere dell’Anpi, sotto lo slogan “ricucire l’Italia”, la divide ulteriormente, parlando di vento nuovo come Nenni parlava di vento del nord, mentre afferma che il governo ha fatto i tagli per fermare la democrazia.

Eh sì, perché per la sinistra di piazza l’unica democrazia è quella della spesa e del debito. Infatti anche la Cgil va in piazza per difendere gli statali, mentre dalla Bce, Draghi scrive che bisogna tagliare i loro stipendi ed anche il governatore appartiene all’Italia diversa o migliore, come predica Vendola, ma allora chi è migliore tra lui e la Camusso? Neppure Bersani risolve il dubbio, dopo aver affermato che il suo programma avrà punti chiari, ne ha enunciati due: il voto agli immigrati e le unioni gay, non proprio punti fondamentali del rilancio economico. Occorre poi dire che, soprattutto il secondo, avrà vita breve, visto che serviranno i voti dei deputati cattolici, interni ed esterni al Pd. Insomma, idee inutili per ricucire l’Italia, buone al massimo per dividere il suo partito. Esiste dunque un’Italia migliore, alla quale evidentemente non appartengono coloro che non vanno in piazza, che puntano sul merito, e che, non essendo statali, ogni mattina aprono officine, negozi e studi professionali, sapendo che non dovranno ammalarsi, perché nessuno li paga, lavoreranno fino a sera senza straordinari, senza permessi familiari, sindacali o politici. Oppressi dalla burocrazia statale, esposti al mercato ed accusati di essere evasori, può valere per alcuni (anche se non vediamo tutta quella differenza tra chi evade le tasse e chi ruba lo stipendio), ma non vale per tutti; eppure evasori o no, se esci dal mercato, non hai cassa integrazione, né lunga né breve, né ordinaria, né straordinaria. E’ il popolo delle partite iva, a cui si sono aggiunti i giovani, che la partita iva la devono prendere per lavorare come dipendenti, anche per le rigidità di un mercato del lavoro che dà tutto ai garantiti e nulla agli altri. Risultati della concertazione, anche quella appartiene all’Italia migliore, come Di Pietro, D’Alema, Bertinotti, con i loro grassi stipendi, le pensioni dorate e la supponenza. Per questo riteniamo che, pur vincendo, la sinistra nostrana non sarà in grado di governare e così la pensa la maggioranza degli italiani che, pur rifiutando Berlusconi, si rifugerà nell’astensionismo, perché il Cavaliere fa un po’ schifo, ma questo caravanserraglio fa un po’ paura.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.