L’inizio della fine

for33021253p1L’Italia è in pericolo come non lo è mai stata dal giorno in cui venne approvata in parlamento la riforma del sistema previdenziale.

Unico successo del Premier Mario Monti. Poi solo lamenti e dolori.

Un gran polverone per nulla è stato il successivo tentativo di eliminare il corporativismo economico con il disegno di legge per le liberalizzazioni, utilizzando peraltro falsi bersagli da dare in pasto all’opinione pubblica come le inutili norme che dovevano regolare le farmacie, le licenze dei tassinari, l’aumento dei distributori, gli ordini professionali ecc……. L’unico risultato ottenuto è stato di gonfiare ulteriormente di codicilli e cavilli vari il codice civile.

Quando il vero bersaglio era  lo scorporo della rete ferroviaria da Trenitalia e la rete di distribuzione del gas dall’Eni che avrebbero generato entrambe affari per alcuni imprenditori e lobby che aspettavano appollaiati sul trespolo. Ultimo capolavoro del governo tecnico, con l’autorevole benedizione del Capo dello Stato, avere permesso al parlamento di legittimare la sua dannosa esistenza, così per come oggi lavora o meglio per come trama, cioè avergli concesso scioccamente il regalo di distruggere, disinnescandola, la riforma del lavoro, già pasticciata dal compromesso iniziale, durante le fasi di consultazione, con un  irrigidimento della flessibilità in entrata.

Difendo comunque Monti che, se ho ben capito il personaggio, in queste ore starà maledicendo il giorno in cui ha accettato di insediarsi a palazzo Chigi e non può dare le dimissioni per onor di patria. Sapeva benissimo che avrebbe dovuto combattere una battaglia “casa per casa”, dimenandosi con Bersani da una parte, genuflesso con il cappello in mano davanti alla Camusso ed Afano paladino difensore della banda Bassotti, dall’altra. Ma forse non si aspettava di essere raggirato da alcuni sui Ministri, Viceministri o Sottosegretari affiancati a lui come sentinelle all’ombra del Vaticano. Costoro hanno ricevuto l’ordine di impedire che Monti si mettesse muro contro muro verso i sindacati, scongiurando scontri di piazza violenti, in cui ci sarebbe potuto scappare il morto, con conseguenze imprevedibili e la sicura cessazione dell’opera riformatrice. In altre parole prendendo tempo ed ammorbidendo i toni.

Monti non è l’uomo delle banche o della finanza, come è in uso definirlo. Monti è uno di quelli che, spogliato da demagogie ed interessi di breve periodo, ha ben chiaro che il mondo occidentale non è più nelle mani della politica, ma delle banche e della finanza. Nuovi padroni che si sono insediati nella parte più alta della piramide in modo subdolo e silenzioso, con un progetto architettato da tempo ed attuato lentamente, iniziato da Alan Greenspan, quando, a capo della FED decise una politica espansiva, inondando i mercati di denaro a costo zero, coadiuvato dalla globalizzazione, in cui è possibile spostare in poche ore flussi di denaro pari al Pil di un paese europeo.

Nuovi padroni che hanno imposto regole nuove alla politica, che la tengono sotto scacco continuamente con la forza dei numeri di bilancio, come freddi ragionieri e perfetti calcolatori ti dicono dove tagliare, come e quando operare manovre di aggiustamento. Nuovi padroni che prima hanno illuso il popolino che comprare casa era un gioco da bambini, poi ti hanno tolto la possibilità di pagarla, rendendoti loro servo per la vita. Per dare agio a ciò che sostengo basta verificare che gli uomini più ricchi delle economie occidentali sono finanzieri e i più pagati manager sono i Ceo degli hedge fund!

E voi pensate che costoro credano alle balle di una riforma del lavoro definita” storica”, che invece definirei più esattamente “gattopardesca”, da un governo rimasto impantanato dall’ennesimo inciucio tra corporazioni e partiti politici..

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