Lettera aperta agli amici di Forza Europa. Carlo Annoni

 Ho letto con interesse la recente notizia della convention fondativa di un nuovo movimento politico: Forza Europa.

Tra i promotori del movimento ho riconosciuto politici di ispirazione liberale da sempre consapevoli del valore che il progetto Europeo ha costituito per gli Italiani.

Naturale quindi vedere in costoro un impegno politico volto a “salvare” il sogno europeo ed europeista oggi, come non mai dal dopoguerra, così in difficoltà.

Perché la difficoltà?

Non solo perché la coscienza degli interessi non è il forte di buona parte di noi italiani (e non solo), e quindi servirebbe sempre farci capire bene il valore aggiunto di una UE, ma anche perché la fiducia tra gli stati, e le genti, dell’Europa, sta paurosamente declinando.

E quando nel partner il comportamento fa percepire una intenzione malevola, difficile una unione regga.

Centrale è quindi la fiducia, fiducia non tanto e non solo degli italiani verso l’Europa, ma soprattutto fiducia tra i popoli dell’Europa.

Quindi, al di là della fiducia degli italiani verso le istituzioni europee, la partita dell’Europa si gioca internamente ai singoli paesi ed è una partita fatta di comportamenti e non di parole.

Essendo il problema in primis di fiducia, si tratta di ristabilire la fiducia tra i diversi paesi, che, spesso a torto ma a volte a ragione, si sentono presi in giro o vessati dagli altri paesi.

Quindi, per ridare fiducia alla prospettiva europea ed europeista, serve (ri)stabilire una adeguata fiducia tra le popolazioni europee.

E questo richiede, per i singoli paesi, rimettere ordine all’interno, perché nessuno sarà mai così folle da compromettere il proprio futuro vincolandosi a paesi irresponsabili, quando non apertamente volti ad acquisire rendite parassitarie.

Non servono dunque partiti o movimenti dell’Europeismo declamati, ma partiti o movimenti che mirino a stabilire comportamenti interni tali da ripristinare la fiducia tra i popoli europei.

In Italia questo vorrebbe un soggetto politico con tre chiari focus: i conti, i confini, la costituzione.

Provo a chiarire i singoli punti.

  1. I conti. Cosa prevedeva il patto di Maastricht per stabilire tra i vari paesi un livello di fiducia minimo per poter condividere e cogestire una moneta? Prevedeva che i singoli paesi avrebbero tenuto i conti in linea con un moderato e sostenibile intervento governativo. Non prevedeva che la spesa pubblica potesse avere una funzione propulsiva nello sviluppo dei singoli paesi, ma al più una funzione anticiclica limitata nella quantità e nel tempo. E questo alla luce non tanto delle teorie quanto delle esperienze di un secolo segnato dal continuo aumento della spesa pubblica. Queste regole servivano anche a confermare la costituzione di un unico mercato europeo che poteva essere ostacolato dalla pratiche, portatrice di barriere protettive, delle svalutazioni delle monete nazionali. Come è andata? È andata che oggi l’Italia sfida la stessa tenuta europea con i suoi conti, conti derivati da comportamenti irresponsabili, e di chiara impronta clientelare, contrassegnati da spese pubbliche insostenibili dal paese. Vogliamo che la UE e l’euro reggano? Tagliamo la spesa pubblica drasticamente. È questo che propone il nuovo movimento? Se si, quanto, quando e come?
  2. I confini. La libera circolazione delle persone presuppone il presidio dei confini esterni della UE. Mi sembra che le notizie italiane, con la marea di immigrati clandestini dall’africa, con qualche migliaio poi finiti a Calais, siano tra le cause della vittoria della brexit. Comunque sia, lo sbraco delle frontiere esterne non crea quelle condizioni di fiducia per le quali una “unione” tra stati possa prosperare. Anche qui: come intendiamo affrontare questa che può essere una opportunità ma solo se ben gestita dal paese, di certo non se subita? Oggi lo sbraco della frontiera italiana è fonte di disordine interno e di paura tra i partner europei. Su la risposta alla sfida immigrazione dal terzo mondo la UE gioca la propria esistenza. Anche qui: cosa vogliamo fare e perché? Siamo disposti a mettere uno stop ad una immigrazione che sembra sempre più invasione, visto che non ha limiti da parte italiana? Perché se diciamo di volere salvare la UE e nel frattempo si agisce per sfasciarla, dubito si stia facendo ciò che oggi serve.
  3. La costituzione. Parlo di quella italiana. Dal centralismo sabaudo ( coi suoi tratti di stato dinastico più che nazionale) non siamo ancora usciti. Uno dei motivi che rendono l’Italia iper-regolamentata e soffocata dalla burocrazia sta nell’assetto istituzionale troppo semplicistico per un paese così complesso. Uno degli effetti collaterali di questo centralismo burocratico in un paese con una così debole storia “nazionale”, è di renderlo diviso, come è tipico degli imperi burocratici.

Una rifondazione dell’Italia su un patto federativo delle sue molteplici genti, ne sarebbe l’esito e il mezzo. Anche qui, solo una rinnovata Italia può essere un attore propulsivo credibile per la UE, che tanto più la vogliamo unita tanto più deve essere a misura delle genti che la costituiscono.

Senza un forte e pieno federalismo, la stessa Italia, così disunita al proprio interno, può dare fiducia ai partner di una “unione” europea? Anche su questo punto, questo nuovo movimento cosa vuole, perché e come ritiene di riuscire a portare avanti i propri obiettivi?

 

Ecco le mie sintetiche e un po’ crude considerazioni (con domande) agli autori del progetto di “Forza Europa”. Considerazioni (e domande) che immagino non siano solo mie e che, mi auguro sinceramente, troveranno adeguate e convincenti risposte.

 

Carlo Annoni

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