Le elezioni dello sconforto

734225 137537779737952 470401887 nQuando l’alta marea del voto di opinione rifluisce, portando la percentuale dei votanti al primo turno poco sopra il 50% e al secondo ancora più in basso, il Pd vince a mani basse quasi ovunque.

Ciò genera il solito entusiasmo, che si trasforma in cocente delusione alle politiche.

Perché il Pd è l’unico partito che ha un elettorato di appartenenza, molto più consistente di quello di opinione. Inoltre a livello locale la macchina organizzativa e la rete di clientele funzionano meglio, questo spiega in gran parte l’insuccesso grillino, o meglio, il divario tra il voto delle politiche e quello delle amministrative già evidente a febbraio.

Ora se il Pd ha stravinto, gli altri hanno tutti perso: il Pdl è evaporato oltre ogni aspettativa, il che rende evidenti due cose: la scarsa qualità della sua classe dirigente e la dipendenza da Berlusconi.

Della Lega Nord è meglio non parlare, se il rinnovamento dei barbari sognanti è candidare Gentilini a Treviso e la Del Lago a Vicenza, si deve parlare di barbari deliranti.

Scelta Civica non risulta neppure pervenuta, ma sconta la giovane età e il fatto che a livello locale il bipolarismo è ormai radicatissimo.

Tutto bene dunque, il Pd ora pensa che il governo Letta lo aiuti, tre giorni fa pensava che lo danneggiasse, la corsa a sinistra ha rallentato, ma riprenderà alle prime difficoltà.

In realtà le cose non vanno affatto bene, la crisi economica peggiora, quella sociale pure ed il governo si balocca con ricette a base di aspirina, la gente lo percepisce e non va a votare. l’onda si sta ritirando per prepararsi a tornare ancora più grossa ed esasperata.

E’ finito il tempo delle chiacchiere su piccole riforme ed è giunta l’ora dei tagli, per destinare il ricavato alla vera emergenza: abbassare le tasse sul lavoro, se non riparte quello, tutto il resto è inutile.

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