Le dimissioni dell’assessora Montanari

I giornali cittadini titolano “terremoto in Giunta,” parlando delle dimissioni dell’assessora Valeria Montanari. Forse è un po’ eccessivo, anche se i danni dei terremoti dipendono non solo dalla forza del sisma, ma pure dalla solidità dell’edificio. Certo la giunta Vecchi non è solidissima, ma pur non escludendo che le dimissioni della Montanari siano uno tsunami, ricopriva un ruolo dal titolo altisonante, tra cui i lavori pubblici, ma cosa facesse veramente non si capiva, ovviamente per colpa di chi scrive. Non avendo ancora capito cosa facesse, non possiamo parlarne né bene né male, però parrebbe  si sia dimessa per contrasti con i fedelissimi di Delrio, l’assessora Rabitti, record woman di preferenze, ambiziosissima e iperattiva( si vede già sindaca di Reggio) e i dirigenti del Comune, l’architetto Magnani e il direttore generale Battini, del quale gradiremmo la pubblicazione del curriculum, già segretario di Castagnetti, poi di Delrio. Se fosse vero che si è dimessa per questo, bisognerebbe farle un monumento equestre come quello del Colleoni, da collocare nella Piazza del Comune. Vecchi aveva garantito che il suo secondo e ultimo mandato sarebbe stato all’insegna dell’autonomia da Delrio, che domina con uomini e donne sue l’intera ed elefantiaca macchina comunale e che avrebbe scelto meriti e competenze, senza però dire che nell’elenco erano ricompresi i meriti della fedeltà politica. Con queste premesse è evidente che al nostro sindaco dimezzato, non resta che limitarsi a dare il bollettino Covid e quando tutto questo sarà finito, passare alla lettura di quello meteorologico. Se conta così poco all’inizio del suo secondo mandato, figuriamoci quando saremo oltre la metà, quando la Giovanna D’Arco di Delrio, la Rabitti, comincerà la sua guerra santa per la conquista del Municipio. Le minoranze, con l’eccezione di Cinzia Rubertelli che si batte in solitudine, sono scomparse e questa sinistra inconcludente sta certo rassicurando la Città, ma la conduce al declino, non avendo uno straccio d’ idea su cosa sia un piano di rilancio, che prevederebbe in primo luogo la razionalizzazione e il taglio del mastodontico apparato comunale e la riqualificazione della spesa sociale. Passata la sbornia delle grandi manovre a debito, i Comuni si troveranno in mutande, con la gente sempre più arrabbiata. Tra poco non basterà neppure la paura del virus, alimentata da giornalisti, politici e virologi che non hanno mai davvero visto un’attività produttiva, a tenere a freno la rabbia o lo sconforto di un Paese e di una Città sempre più in difficoltà. Cinzia Rubertelli accusa l’ex assessora di aver abbandonato la Città nel momento del bisogno. E’ vero, ma nessun medico può andare contro il primario, in questo caso il sindaco e la sua corte di pretoriani, alcuni dei quali sono indagati o almeno lo erano, visto che anche questa indagine è scomparsa nelle nebbie della Valpadana. Ripensandoci bene non è mai esistita, forse addirittura ce la siamo immaginata. Del resto la giustizia non è un servizio essenziale, infatti i tribunali hanno chiuso, mentre restavano aperte le ferramenta, le profumerie e financo venivano aperte le librerie, oltre a quelle che erano definite le attività essenziali e pure il Parlamento è stato di fatto chiuso. In questo quadro in fondo capiamo la Montanari che torna ad occuparsi delle cose sue, visto che siamo al si salvi chi può. Ora si fanno avanti le autocandidature di apparatnik e revenant, è giusto che sia così. Se hai un sindaco dimezzato, non puoi avere una giunta di giganti.

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