Le destre alla conquista di Reggio Emilia

 

Per i partiti le feste non finiscono mai, come le elezioni: fatte le politiche, abbiamo avuto alcune regionali, poi un folto gruppo di comunali, poi avremo altre regionali in autunno, infine la battaglia finale, nella primavera Europee e la maggior parte delle comunali.  Un’ orgia di chiacchiere, una campagna elettorale continua e assordante, che tracima da giornali, Tv, internet, social. Dicevamo che finite le feste dell’”Unità”, ora hanno un nome diverso, anche perché coi voti nel Pd si è dissolta da tempo anche l’Unità, tocca alla festa della Lega, che forse per via dei sequestri dovrà cambiare anche lei nome,  ma a Reggio Emilia c’è una grande novità: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si presenteranno uniti alle elezioni comunali, ovviamente sotto la guida della Lega. L’onorevle Vinci è riuscito in questo miracolo, complice anche il presumibile ballottaggio, vista la debolezza del Pd. La notizia non ha scosso il Pd dal torpore, ma ha fatto balzare il sindaco Vecchi sul suo destriero. L’avanzare delle destre, che dopo aver preso i comuni liguri e toscani, da sempre di sinistra come Siena, Pisa, Massa, Sarzana, hanno valicato gli appennini e si sono spinte fino ad Imola coi loro alleati grillofascisti, ha portato il nostro sindaco dimezzato ad organizzare la difesa di quella che sarà la Vienna di fronte all’avanzata ottomana. Il paragone con Stalingrado non va più di moda, dopo che i russi sono passati a sostenere la Lega. Ora l’armata del gran Visir, Mustafa- Vinci è formata dal corpo scelto dei giannizzeri leghisti, ma il resto delle truppe assomigliano a quelle dei Principati di Transilvania e Valacchia, poco vogliose di combattere e con molte divisioni interne. Sulle mura l’imperatore-sindaco Leopoldo Vecchi, si autocandida alla difesa, benedetto, lui spera dal Vescovo di Reggio, come fece Papa Innocenzo I e dalla pletora di liste civiche. Dalla 0522 chiama Reggio di Matteo Iori, una sorta di Etmanato Cosacco di Ucraina, pronto a schierarsi con chi garantisce alle cooperative sociali migranti e denari, oltre a numerosi altri appalti,  ad una lista contenitore di ex liberali e berlusconiani, una sorta di ducato di Mantova,  fino a una lista di professionisti e imprenditori, probabilmente legati per ragioni di affari e appalti al Comune o ad Iren, con le stesse motivazioni politiche che ebbe la Repubblica di Venezia. Il perno dell’esercito sarà ancora una volta rappresentato dai soldati austriaci e tedeschi, cioè gli elettori del Pd, raccolti sotto le bandiere della Resistenza, con l’appoggio della dispersa forza a sinistra del Pd. La detenzione del potere, oltre al risultato elettorale delle politiche mettono i difensori in una posizione di vantaggio. Resta da ricordare che gli eroi della battaglia di Vienna furono Sobieski e la sua cavalleria polacca, che generosamente sostennero gli austriaci, ma nel duello tra Vecchi e Vinci, ove si verificasse, non si sa dove si schiereranno i polacco-grillini, le liste civiche, che potremmo assimilare agli svedesi. La battaglia è appena cominciata e ancora non sappiamo chi saranno i generali, cioè i candidati, a parte ovviamente il nostro sindaco autocandidato. Non conosciamo  quello del centro destra, se un Ibrhaim Buda o un modesto giannizzero, sappiamo solo che non sarà il gran Visir Vinci, assurto agli onori nazionali. Nè se il candidato grillino sarà un Sobieski o una sua pallida controfigura, ma solo che la candidata civica sarà una donna, Cinzia  Rubertelli, per lei non abbiamo paragoni storici: all’epoca, a differenza di oggi le donne non diventavano generali. E’ evidente e legittimo l’interesse di Vecchi e Vinci a trasformare questa sfida in un duello a due, ma non siamo sicuri che non sarà almeno a tre. Narrano le leggende che dopo la battaglia di Vienna, i pasticceri austriaci abbiano inventato il croissant a forma di mezzaluna e pure il cappuccino, creato dalla spia e mercante di caffè Kulczycki, prendendo spunto dalla presenza sul campo del frate Cappuccino Marco D’Aviano che celebrò la messa prima della battaglia.. Siamo certi che l’onorevole Delrio non avrà difficoltà a trovare un sacerdote che benedica le bandiere del Pd, non sappiamo se troverà un Cappuccino.

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