Le democrazie muoiono, quando muore la partecipazione

 Ho letto il bell’articolo di Caselli: “il problema non è il Rosatellum, ma la democrazia” in cui si analizza, della democrazia, il suo significato e la sua “trasfigurazione”. Vorrei aggiungere qualcosa. Che parla delle persone e non delle classi in cui vengono suddivise. Vorrei dire che la democrazia prima di tutto é una questione personale. Ognuno di noi può decidere se vuole decidere o demandare ad altri le sue scelte. In cambio di cosa? O perché? Sono tante le risposte. Per esempio, una non democrazia ha il pregio della velocità nel prendere decisioni. Chi comanda (leader, dittatore, monarca assoluto, fate voi) non deve sentire nessuno e quindi decide. Se così non fa di solito viene destituito da qualcun altro più rapido di lui.  Oppure pensate alle religioni. Lì non ci sono parlamenti, al massimo consiglieri e consigli, ma grandi sacerdoti o consimili. É normale, eppure anche in quel caso si amministra, e molto, della nostra vita. La storia ha trasformato molti governi teocratici in regni assoluti e poi costituzionali e poi in repubbliche. Non per una crescita morale dell’uomo, ma, a mio parere, per una lotta. In poche parole in occidente si é affermata la democrazia perché le persone hanno combattuto contro il potere costituito, che per non perdere tutto ha fatto concessioni, prima salariali e poi politiche.  E questo perché sperava di “recuperare”con queste ultime le prime. Il suffragio universale (inteso come allargamento del voto a tutti gli uomini prima e poi anche alle donne) é stato dato perché si pensava  che i “nuovi votanti” fossero più ignoranti e quindi più controllabili. Quando questo succedeva, il mondo (quello occidentale sempre) ne profittava economicamente  e quindi i guadagni erano immensi, perché si allargava la base dei consumatori e questo creava nuovi ricchi. Ma questo era già stata la realtà di Firenze, Venezia e Genova nel ‘300. Le guerre mondiali e le cadute degli imperi coloniali francese e britannico hanno accelerato l’allargamento del mercato. La rete e la fantasia finanziaria, unite alla velocità dei computer, ora sta facendo il resto. Non bastavano le valute che c’erano ora ne nasce una al giorno e c’é sempre qualcuno che compra. Tutto é sempre più grande, sempre più impersonale. Una volta un anarchico sparava ad un re, oggi invece un aspirante suicida ammazza nella folla sconosciuti che contano tanto quanto lui. Questo impaurisce e crea nostalgie. Quindi crea dittatori, e sapere se é peggio Kim-jong-un o Erdoan o Putin o …. é un puro esercizio di stile. Le democrazie muoiono quando muoiono i partecipanti. La democrazia si basa sugli ultimi entrati e se questi smettono di giocare si comincia a scivolare in basso, sempre più rapidamente, sperando che alla fine ci sia una risalita. E non un muro, perché, é bene ricordarlo, qui i freni NON ci sono.

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