L’autarchia del governo non la’ compra più nessuno

 Di Paolo Barnard

Quando si esce in mare con un peschereccio di Comacchio (giallo-verdi) per affrontare una portaerei nucleare (UE+Mercati) si finisce alla disperazione di dover far ricorso all’autarchia di Mussolini, e poi a far figure da operetta come ieri al Tesoro.

Sono sei mesi che a ogni asta di debito del Tesoro i bravi e anonimi tecnici di Tria sudano ghiaccio perché non solo devono vendere titoli che vanno dai 3 mesi di scadenza ai 3-5-10-30 anni a interessi che crescono come funghi (particolarmente ogni volta che Claudio Borghi apre bocca), indebitando quindi tuo figlio come un tossico di Las Vegas, ma il dramma è che proprio fanno fatica a completare le aste. Cioè: devono vendere, fa conto, 5 miliardi di debito – cioè trovare qualcuno che presta al Tesoro 5 miliardi comprandogli Titoli – ma arrivano a fine asta che non hanno abbastanza compratori per neppure la metà della somma. E sono guai, perché, dal momento che non abbiamo una moneta sovrana, sono quelle aste che pagano per pensioni, strade, scuole, ospedali, Stato sociale.

La linea del governo Sal-Maio allora è stata di rispolverare l’autarchia di Mussolini: siano gli italiani, coi loro risparmi, a comprare il debito italiano al Tesoro. Parentesi: una genialata da italioti con l’insegnante di sostegno, perché delle due lo Stato dovrebbe aiutare ad aumentarli i tuoi risparmi, non chiederteli indietro per pagare le sue bollette facendoti investire in Titoli non sovrani e perdenti che poi tu e i tuoi figli ripagherete tutti in tasse. Ma questo hanno fatto i ‘Lumi’ al governo, con l’emissioni dei ‘gloriosi’ Btp Italia indicizzati all’inflazione proprio ieri. Ecco come è andata.

La roba sopra significa che i signori Franco e le Signore Susanna d’Italia, dopo solo 6 mesi di governo Sal-Maio, hanno mangiato la foglia e sticazzi che li hanno comprati i Titoli dell’autarchia (i Btp Italia). L’asta in oggetto è stata un flop peggiore dell’ultimo flop del 2012, e neppure gli investitori istituzionali (mega-banche e fondi) hanno riempito il buco.

Vorrei dirvela io la morale di questa favola, ma l’ha detta molto meglio di me un analista di Londra alla Reuters: “Questo ci rammenta che mentre il pubblico italiano genericista applaude sto governo che fa il duro con l’UE, i piccoli risparmiatori italiani stanno già votando coi loro portafogli”.

E io ripeto: non si esce da Comacchio per affrontare una portaerei nucleare con un peschereccio. Ci si doveva armare prima. Il resto è roba da operetta alla Sal-Maio, ma fatta però col culo dei vostri figli che sti disastri, e le sparate Twitter di Borghi, li ripagheranno in tasse per 30 anni.

 

 

 

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