L’articolo 1 dice che L’Italia è fondata sul lavoro, non sul sussidio

 Non è un nuovo gruppo musicale, è il primo articolo della nostra Costituzione e la prima frase è “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Mi aspettavo che chi l’ha difesa (la Costituzione) con le unghie e con i denti dagli assalti di certi malandrini (PD) che la volevano cambiare, la conoscesse bene o almeno l’avesse letta, al peggio avesse cominciato a leggerla. Mi accorgo ora che le cose non stanno così. Chi ha respinto i malandrini, della Costituzione non sa nulla e lo affermo con cognizione di causa, perchè se la conoscesse non farebbe il contrario di quello che c’è scritto. Già, il contrario. Nessuno cerca di far lavorare la gente, ma saltando un passaggio, di dare un reddito a chi non ha un lavoro. Ovvero di incentivare il non lavoro. Quando dico queste cose, mi rispondono che se fossi così bravo a trovare posti di lavoro per tutti, mi darebbero il Nobel. Io continuo dicendo che se pago della gente pretendo qualcosa da loro, sennò faccio dell’elemosina, ma comunque devo usare del mio e non di quello di tutti e siccome i soldi per pagare il reddito di cittadinanza sono di tutti, un politico non dovrebbe poterli utilizzare a questo fine. Quindi se pago devo avere in cambio il tempo che pago e lo utilizzerò in parte per il bene comune e in parte per l’istruzione dei beneficiari, ma con regole strette: chi lavora male e/o apprende male, prende meno. In poche parole, il lavoro deve reintrodurre il concetto meritocratico e non solo quello distributivo. Non è cosa da poco. Infatti i ragazzi che vanno a scuola, se sanno cosa li aspetta alla fine della loro formazione, cercheranno non solo quella più adeguata alle loro capacità, ma si impegneranno molto di più. In poche parole  se non studi o se studi ma non abbastanza, vieni bocciato, se non ottieni certe medie non puoi accedere a determinate facoltà e il numero chiuso lo mettiamo alle facoltà dove già ora abbiamo un eccesso di laureati. Ingegneria per tutti? Magari, ma poi tocca all’università essere seria e niente più triennali ridicole e differenze di valutazione tra le varie facoltà. Non si possono accettare le lauree del sud con il massimo dei voti per poi scoprire che non corrispondono ad una reale preparazione dei laureati. Gli esami vanno fatti ai docenti. Perchè ormai le scuole, di ogni ordine e grado, sono acchiappascolari. Tutte queste nuove “specializzazioni” nei licei sono ridicolaggini. I licei erano tre (classico, scientifico e artistico) e tre devono ritornare. Gli istituti tecnici devono sfornare periti che in un tempo neanche tanto breve devono poter diventare capireparto, ovvero devono conoscere il lavoro e saperlo valutare. Geometri e ragionieri devono essere pronti dal giorno dopo il diploma a leggere un bilancio o a progettare una villetta bifamiliare. Questo è il mondo che si salverà, forse. L’altro quello del reddito di cittadinanza è figlio (non sempre ma molte volte) del non studiare, della promozione semiobbligatoria, della facoltà modaiola che per stare in piedi “regala” esami o peggio di facoltà che campano di gente che là si rifugia per ottenere un pezzo di carta da appendere in sala. Il lavoro poi lo cercheranno con le raccomandazioni e con gli amici e gli amici degli amici. Intanto si moltiplicheranno i centri per l’impiego e poi gli insegnanti per gli aggiornamenti e saranno in 3/6 mesi tutti aggiornati, almeno sulla carta, ma poi siamo proprio sicuri che l’industria privata e l’artigianato se li “berrà”? Ne dubito tanto, perchè conosco per averli bazzicati i centri per l’impiego e soprattutto i formatori. Tutta gente che dietro di sè ha la politica soprattutto e neanche tanta fantasia. Tutto quello che stanno per venderci come nuovo è un dejà vù, è ciarpame vecchio di quasi mezzo secolo che non certo ha fatto cambiare in meglio di una virgola la storia di chi è finito in quegli ingranaggi. Ma d’altra parte cosa ci potevamo aspettare da un Presidente del Consiglio che per diventare ordinario faceva gli esami con uno con cui era già in affari e due vice che il lavoro non l’hanno, non solo mai visto, ma soprattutto che non sono mai impegnati per trovarlo. Poi, per caso o per calcolo, hanno trovato la politica e con quello la notorietà, ma anche tanti bei soldoni. Questo conoscono e questo ora cercano di replicare.

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