L’anno che verrà

anno-nuovo-vita-nuovaL’anno che verrà non sarà molto migliore di quello che lo ha preceduto, semplicemente perché nulla è cambiato, anche se tante cose sono accadute. I problemi sono gli stessi, è solo diminuita la percezione del rischio, accade quando si vive a lungo nella difficoltà, ci si adatta, si tende ad ignorarla.

Il governo Letta dice che pagheremo meno tasse, può darsi, per ora notiamo che la patrimoniale sulla ricchezza mobiliare passa dall’1,5 per mille al 2 e non è poco, in un momento in cui il rendimento dei Bot viaggia largamente sotto l’1%. Lo chiamano bollo, ma resta una tassa su patrimoni già tassati e non colpisce i rendimenti, ma il capitale. Le riforme non procedono, l’abolizione delle Province è una presa per i fondelli, abbiamo ottomila Comuni, ne basterebbero la metà, Regioni inutili e sprecone, eppure la priorità pare essere la legge elettorale.

Tutti vogliono dare voce al popolo, ma il voto serve a poco se lo Stato è allo sfascio e nessuno fa più il suo dovere. Certo ci sono delle novità: il sole di Berlusconi tramonta, però lentamente e impedisce la nascita di un moderno partito liberal-conservatore, mentre la sinistra cambia simboli e uomini, però non produce per ora nuove proposte.

Renzi è il nuovo Bambin Gesù: ci ha promesso una rivoluzione, ma dubitiamo sarà significativa se è incarnata da Delrio e dal suo decreto svuota Province. Però non perdiamo la speranza nel nuovo Messia, per ora folle di Re Magi sono in viaggio per Firenze e sono gli stessi dei presepi precedenti. Nel frattempo le fabbriche chiuderanno o se ne andranno, le professioni e i commerci si spegneranno, uccisi da tasse, burocrazie e inefficienze. La Chiesa, in profonda crisi, ha eletto un Papa venuto dalla fine del mondo che sta facendo il finimondo, mentre la politica si occupa di arraffare gli ultimi tramezzini del banchetto.

Le fabbriche chiuderanno,dicevamo, e le banche saranno salvate, come Mps, senza che nessuno paghi, a parte i cittadini. Eppure le banche sono controllate dalla politica, come proprio Mps e Carige e sono l’unico punto dove funzionano le larghe intese, appunto al banchetto del potere. Certo abbiamo avuto il cambio generazionale, ma Renzi, il più nuovo, sono vent’anni che fa politica, Alfano e Letta da ancor più tempo e intorno a loro governa la solita gerontocrazia: Napolitano, Amato, Saccomanni, Cancellieri, Bonino, Cicchitto, Fassino. Poi ci sono i giovani vecchi: Lupi, Franceschini, Delrio, che minaccia di tornare alla professione di ricercatore, dopo quattordici anni, sapendo che la scienza non è rimasta ferma ad aspettarlo.

Insomma, avanti fino al burrone, con l’idea che i furbi si salveranno e tutti gli altri, cioè gli italiani, si arrangeranno.

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