L’agenda Monti è un prodotto di minoranza

Agenda-MontiCi augureremmo di sbagliarci, ma temiamo che il tentativo del Senatore Monti raccoglierà meno consensi di quanto si attenda, non solo perché le forze intermedie faticano a farsi strada tra i due poli maggiori, ma anche perché un Paese oggettivamente stanco è più portato a seguire l’istinto che la ragione: è più semplice e gratificante votare per la protesta di Grillo, peraltro non priva di contenuti innovativi, che per l’articolata Agenda del professore.

Inoltre le agende non scaldano il cuore e anche se bruciate nel camino, durano poco.

C’è però una ragione ancor più profonda nella difficoltà elettorale della lista Monti, a parte la modestia di diversi candidati, ed è che la maggioranza degli italiani percepisce la crisi, ma non la comprende e pertanto voterà per i partiti di ieri, senza rendersi conto che si farà del male.

La facile demagogia di Berlusconi contro l’Europa e la Germania, non serve a nulla, visto che le cessioni di sovranità sono gia avvenute e dovremmo tutti essere consapevoli che le elezioni nei singoli paesi sono equiparabili ad elezioni regionali, ciò che conta è una leadership forte a livello europeo e globale.

Anche l’idea della Camusso di un piano di opere pubbliche, finanziato da una patrimoniale, è vecchia perché produce occupazione drogata e non riduce strutturalmente il debito, unica cosa che potrebbe appunto giustificare una patrimoniale.

Politici vecchi e idee vecchie, che però non nascono da sole, ma sono lo specchio di un Paese vecchio e conservatore, oltre che spaventato.

Per questo temiamo che le idee liberal-conservatrici di Monti, che per aver efficacia dovrebbero essere ancora più radicali, avranno un seguito non eccezionale, anche se oggi l’unico politico di stazza internazionale resta il Professore.

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