Lagarde promette misure forti contro il coronavirus, ma la Bce ha sempre meno cartucce

Di Andrea Fioravanti

Christine Lagarde ha avvertito i leader Ue in teleconferenza che se non coopereranno per limitare la diffusione del coronavirus, l’eurozona affronterà una crisi finanziaria simile a quella del 2008. La presidente della Banca centrale europea oggi alle 13.45 ha annunciato un importante pacchetto di stimoli per contrastare l’impatto del virus. La sorpresa è che non taglierà i tassi, oggi al -0,5 ma la Bce emetterà altri 120 miliardi di acquisti di titoli da qui alla fine del 2020. Ci saranno nuove aste di liquidità, Ltro e Tltro, con prestiti a lungo termine a basso costo per aiutare le piccole e medie imprese. All’Eurotower sono rimaste poche cartucce da sparare dopo la politica di acquisto di titoli di debito pubblici e privati condotta da Mario Draghi dal 2015 al 2018. E Lagarde al quarto mese in carica non può far capire a mercati finanziari, imprese, e famiglie che non ha più armi a disposizione. La credibilità è stato l’asset più importante della Bce negli ultimi anni e il suo predecessore l’ha usata con efficacia dal luglio 2012, quando pronunciò la frase: «whatever it takes» per salvare l’eurozona.

Da giorni si aspettava un annuncio della Bce, che finora non aveva ancora fatto nulla per contrastare la crisi da coronavirus che ha colpito i mercati azionari globali. Mentre le banche centrali nel Regno Unito e negli Stati Uniti erano già corse ai ripari. Martedì il comitato di politica monetaria della Banca di Inghilterra ha votato all’unanimità per ridurre i tassi d’interesse dallo 0,75% allo 0,25%, il minimo storico. La Bank of England Inoltre autorizzerà le banche ad assumere più rischi per un breve periodo per far aumentare i prestiti alle piccole e medie imprese. Una settimana prima anche la Federal Reserve ha tagliato i tassi di mezzo punto: da 1,75% a 1,25%.

«Non credo che Lagarde possa fare molto. In futuro al massimo potrebbe riaprire o ampliare il Quantitative easing, ma oramai i tassi di interesse sono bassissimi. Purtroppo la politica monetaria ha pochi margini di intervento. E l’arma più forte a disposizione è quella di mettere liquidità nel sistema. Il problema è che di liquidità ne è stata già immessa parecchia. Qui ci vuole una politica espansiva di bilancio, dei prezzi e dei redditi», spiega Giuseppe Pennisi, consigliere del Cnel per anni membro della Banca Mondiale.

Alcuni economisti da social hanno rilanciato l’idea del cosiddetto helicopter money. Ovvero che la Bce stampi nuovi euro e li distribuisca direttamente ai cittadini europei per stimolare i consumi. Una scena che sembra credibile solo per una puntata de La Casa di Carta, lo show su Netflix in cui alcuni ladri lanciano soldi dall’elicottero per entrare nella Banca centrale spagnola.

Lagarde è presidente della Bce da soli quattro mesi e non sembra avere l’autorità per imporre la sua linea ai banchieri centrali più rigorosi. «Mario Draghi era un presidente “imperiale”. Le decisioni nella Bce le prendeva lui con un ristretto gruppo esecutivo e poi le faceva “ingoiare” agli altri banchieri centrali del board. Lagarde ha uno stile differente. Non è un economista, ma un avvocato d’affari che ha lavorato in banche d’affari. Ha gestito molto bene il consiglio di amministrazione del Fondo Monetario Internazionale dove ha cercato sempre di prendere decisioni collegiali. Farà lo stesso ora. Non cercherà uno scontro con il presidente della Bundesbank Jens Weidmann», spiega Pennisi.

«I governi devono agire in modo coordinato aumentando la loro spesa produttiva. Servono investimenti pubblici selezionati bene. Il vero problema è che ci sono governi che hanno la capacità fiscale per farlo e altri che non possono perché hanno un debito pubblico troppo alto». Tradotto: la Germania riuscirebbe a farli senza squassare i conti pubblici, l’Italia no. E allora come si può salvare l’eurozona se la Bce ha una portata limitata e i governi non sono tutti d’accordo sugli investimenti da fare?

Carlo Cottarelli a Linkiesta ha lanciato l’idea di un piano di finanziamenti europei da coprire emettendo degli eurobond, garantiti da tutti i Paesi Ue e non dai singoli debiti pubblici nazionali. «Si parla di eurobond da più di dieci anni. Ma che siano euro junior bond o euro rescue bond il problema è lo stesso: il tempo. Per attivarli serve una proposta della Commissione Ue di intesa con gli Stati membri. Solo per questa fase ci vuole almeno un annoi». Poi serve l’approvazione del Consiglio europeo e Parlamento europeo, le ratifiche dei Parlamenti nazionali. Anche ammettendo solo i paesi dell’eurozona, l’iter dovrebbe passare per 19 Stati. E il virus Covid-19 va molto più veloce. «Serve una maxi obbligazione della Banca europea degli investimenti per finanziare un programma di investimenti pubblici nelle infrastrutture europee. Può essere fatto subito. Per dire, in Italia ci sono 16 miliardi di euro di investimenti pubblici i cui appalti sono stati già firmati ma sono fermi per problemi burocratici. Sarebbe l’unico modo per far ripartire l’economia europea dopo l’emergenza coronavirus perché le infrastrutture negli Stati Ue sono tutte a pezzi».

Da Linkiesta

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