La vittoria tedesca

merkel partita germania-grecia 2-478x374Grande enfasi dei mass-media e delle borse intorno al premier Mario Monti sul risultato portato a casa da Bruxelles tra venerdì 29 e sabato 30 giugno.

Quasi da farlo sembrare un evento storico. Infatti lo è, ma non come lo intende l’opinione pubblica dai  più facili entusiasmi.

Tale risultato,  secondo la gran fanfara di casa nostra, sarebbe stata una sconfitta tedesca ed ovviamente, una nostra vittoria, proprio come nella partita di semifinale degli Europei di calcio, giocata la sera stessa mentre Monti e la Merkel stavano discutendo.

La grande novità che ha provocato un sobbalzo di entusiasmo dei mercati viene dalla capacità di intervento diretto dei fondi di salvataggio Esm-Efsf nel sistema bancario in difficoltà di un paese dell’Unione che ne faccia richiesta, senza dover passare come finanziamento allo Stato, aumentandone il debito pubblico, come invece capitava prima.

L’istituto Europeo di Stabilità Monetaria (che sarà destinato a sostituire l’Efsf) per quanto appena deciso, non risulterà più creditore privilegiato del Paese soccorso, non si limiterà più a conferire finanziamenti, ma acquisterà Titoli di Stato per raffreddarne lo spread, sotto la guida tecnica della Bce, con una parte dei 500 miliardi a sua disposizione e potrà intervenire direttamente nella ricapitalizzazione delle banche in difficoltà. Questo ultimo punto viene visto come l’alba della futura Unione bancaria, tanto cara a Draghi ed ai mercati, perché solleverebbe i singoli Stati dal dissanguarsi nel procedere al salvataggio delle proprie banche che spesso tutte insieme hanno in portafoglio un ammontare in derivati 2 o 3 volte, quando va bene, superiore all’intero Pil del Paese.

Interrompendo, come accadeva in precedenza dalle decisioni prese, quel circolo vizioso tra banca e Stato del Paese in difficoltà, per cui con un debito pubblico che aumentava, percepito dai mercati come ulteriore pericolo di insolvenza, vi era la banca che vedeva scendere il valore dei bond statali in portafoglio andando di nuovo quasi subito con l’acqua alla gola appena ricevuto il finanziamento dallo Stato, con il risultato finale che il finanziamento veniva bruciato nel suo scopo d’aiuto, con il valore delle azioni e dei bond bancari che crollavano, con lo spread che provocava un aumento degli interessi da pagare sui Titoli di Stato e con lo stesso Stato che aveva sul groppone un debito aumentato.

Il problema per l’Italia, che potrebbe avere presto bisogno dei denari dell’Esm-Efsf, è costituito dal fatto che, secondo quanto deciso, l’intervento non è del tutto gratuito, ma prevede un’impegnativa firma d’intenti riguardanti le condizioni vincolanti per l’ottenimento del beneficio, che se non verranno rispettate creeranno sicuramente notevoli difficoltà come ad esempio potrebbero essere sanzioni o limitazioni all’accesso dei fondi europei, ma questo dovrà essere sviluppato prossimamente.

Le richieste vincolanti al nostro Paese verteranno sicuramente sul proseguimento deciso di riforme strutturali che siano maggiormente incisive sul fronte della riduzione del debito, sulla diminuzione del perimetro d’intervento statale nell’economia, attraverso privatizzazioni e crescita dell’occupazione. Tutto ciò dovrà inevitabilmente passare per una drastica riduzione dei sistemi di corruzione pubblica e concussione tra pubblico e privato, riportandoli entro i limiti di media europea.

E su questo ultimo punto ci sarà da ridere visto come lavora (o non lavora) il nostro Parlamento, in perfetta simbiosi con altre rappresentanze sociali, che è ben lungi dall’avere la fiducia di Van Rompuy, Barroso, Merkel e compagnia briscola. Fiducia che al contrario è stata concessa a Monti, uno dei pochi connazionali, insieme a Draghi, che ne riscuote molta a livello internazionale. Questa in fondo è una sua vittoria personale che dovrà spendere con i politici di casa nostra, senza indugi, con carattere, in un clima rovesciato, ora a suo favore, di un “o la va o la spacca”.

Ed è una vittoria della signora Merkel, a disdetta di qualche direttore di Giornale o di Libero pensiero, perché torna in Germania con la certezza della pena (oltre alla certezza che non dovrà scucire più di tot Euro) da infliggere a noi italiani: saremo costretti al rispetto scientifico, didascalico e rigoroso a tappe forzate di un cambiamento obbligato di costume sociale e morale, di discontinuità rispetto agli ultimi decenni di furbizie, individualismi, piagnistei ed eccessi. Forse tornerà ad emergere quell’Italia fatta di tanta gente nel pubblico e nel privato che si alza alla mattina con voglia di fare ed entusiasmo. Pena l’abisso di un ritorno alla Lira.

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