La svolta

segnali stradali3 00 26653La novità che ha illuso i mercati, dopo un Luglio molto difficile, è stato l’allineamento della Cancelliera Merkel ai suoi colleghi di Italia, Spagna e Francia sulle plurali dichiarazioni di intenti nella difesa ad oltranza dell’Euro e di una ferrea integrità europea, finora negata, o quantomeno ambigua, da parte della massima autorità politica di Germania.

Apparentemente la Cancelliera ha delegittimato quanto affermato dal presidente della Bundesbank poche ore prima, il quale affermava la continuità della linea di opposizione secca nel fornire l’Esm di licenza bancaria per acquistare, per conto della Bce, Titoli di Stato dei Paesi eurodeboli.

In verità si è semplicemente scrollata di dosso le pressioni che venivano da Usa e Fmi. In pratica nulla è cambiato. Lo dimostra anche la reazione dei mercati nella giornata di Mercoledì 2 Agosto quando Mario Draghi ha dato corpo ad una programmatica politica di interventi per sganciare il velenoso connubio tra debito di Stato e banche. Nel medio o breve periodo assisteremo ad interventi di finanza tampone che daranno continuità illusoria ai mercati, con repentini cambi di umore degli stessi, in un valzer spossante per i nervi di chiunque.

Il vero punto di svolta, semmai ci sarà, lo vedremo solo quando i rispettivi Parlamenti di Italia, Spagna e Grecia daranno vita ad una credibile serie di riforme in campo economico, ma forse ancor di più ad un capovolgimento etico, un’educazione ed una presa di coscienza più elevata nel considerare un incarico politico come un onore, una cambiale di fiducia che va rimessa con gli interessi verso gli elettori, un sommo punto d’arrivo nella vita personale di chiunque ricopra un incarico politico. In altre parole una rivoluzione morale a 180 gradi rispetto al presente, che di solito e come minimo richiede una o due generazioni. Mantenendo la giusta rotta di navigazione nel mare in tempesta della crisi europea, occorre tenere sempre ben presente due punti d’orientamento, allineati i quali, si instaura una condizione ottimale di crociera dove tutto si inanella nel modo migliore, in una reazione a catena di situazioni favorevoli una dopo l’altra. Questi due punti d’orientamento da allineare a problematiche da risolvere, sono lo stallo economico della Spagna e lo spreco di ricchezza, che ancora si può recuperare in Italia.

Entrambe le condizioni, nonostante il nugolo di chiacchere e di orpelli attuativi visti fin qui, sono state disattese dalla politica, sia europea che di casa, clamorosamente. L’unica cura possibile per la Spagna è dotarla di quei 100/200 miliardi di Euro per salvare il proprio sistema bancario e più o meno della stessa cifra per un gigantesco, quanto ambizioso, programma di investimenti un po’ in tutti i settori di produzione primaria (infrastrutture, ricerca, industria e agricoltura), portando il rapporto Debito/Pil tra il 140-150%. Oltre al fatto che le autorità economiche europee dovranno permettere un piano di rientro di quello che diventerà un mostruoso debito aggiuntivo, di 5/10 anni, con pagamenti di cedole agevolate, cioè isolate dalle normali richieste di mercato. Però i primi risultati si vedrebbero con un aumento immediato dell’occupazione. Considerando che i Paesi virtuosi di Eurolandia non concedono ai fondi Esm/Efsf nemmeno una ulteriore metà della cifra suddetta, piuttosto di accettare un simile piano si farebbero sterminare in massa, perché la più preziosa commodity che manca, e di cui ci sarebbe davvero bisogno nel vecchio continente, è la fiducia reciproca. L’alternativa per il paese Iberico non esiste. Se la Germania non se ne farà una ragione, in Spagna assisteremo ad una rapida ulteriore erosione degli indicatori economici come Pil e occupazione, fino a quando il costo del lavoro sarà così basso da attirare investimenti esteri, situazione anticipata comunque da gravi disordini sociali la cui portata non è prevedibile e tantomeno controllabile.

Tralasciando la Grecia che numericamente non conta una cippa, senza considerare che meriterebbe di uscire dall’Euro per averla fatta davvero grossa e che sarà sempre di più un pozzo senza fondo, veniamo all’Italia. Qui abbiamo una sommatoria di grane da risolvere deflagrante, ma non impossibile. Basterebbe una presa di coscienza che comunque, visti gli attori sulla scena ed il perpetrarsi nel tempo della loro idiozia, assomiglia più ad un’ utopia che non ad una speranza. La prima e più urgente delle riforme da attuare, con cui poi partire con tutte le altre, è sicuramente la Giustizia: cadere nel qualunquismo è facile, ma occorre garantire la certezza della pena, in modo da scoraggiare l’impunibilità delle scorribande predatorie, la corsa scomposta di eventuali suini alla piletta del mangime del denaro pubblico. Non è possibile che ogni processo duri tra un lustro ed un decennio per poi finire in prescrizione. E fin qui, Ministro Severino o chicchessia, non mi sembra di aver visto nulla.

La seconda situazione da rimediare è l’abbattimento del Debito Pubblico, letale per ogni tentativo di crescita, come il morso di un Black Mamba: le strade da battere sono molteplici e non mancano le idee agli economisti di casa nostra, tutte comunque debbono passare da una dismissione più o meno corposa di asset pubblici, ma attenzione, anche se riuscissimo nell’intento di ridurre il Debito Pubblico di 30 o 40 punti, senza previa riforma della giustizia,come si può impedire alla corruzione politico-imprenditoriale, che da sola ci costa 3/4 punti di Pil ogni anno, di ricostituirlo successivamente nel tempo, non più coperto da patrimonio tangibile? Ecco perché la Ragioneria Generale dello Stato è scettica nel cedere il patrimonio statale, unico ABS (Asset backed Security), che ci permetta di non finire come l’Argentina di dieci anni or sono.

Terza priorità: ridurre drasticamente la Spesa pubblica, non certamente abusando del verbo ridurre per nascondere una manovrina aggiuntiva, di nemmeno mezzo punto di Pil, per evitare un aumento di Iva di 2 punti, come sta studiando l’attuale Governo, impropriamente nominandola Spending Review. Su di essa c’è da segnalare, tra le numerose retromarce, l’abbandono dalla bozza governativa in origine, dell’adesione obbligatoria da parte delle PA di utilizzare, per i propri acquisti di beni e servizi, il metodo Consip, centralizzato al Ministero delle Finanze. Avrebbe dato enorme trasparenza e vincolo ad una torta che, compreso il Fondo Sanitario da sempre escluso, vale un centinaio di Miliardi di Euro, confezionando un prodotto di serietà ed organizzazione pronto per essere portato eventualmente a Bruxelles, quando gli Stati europei dovranno fare i conti con l’unione fiscale. Il Parlamento, a riguardo, ha preferito surrogare con una sorta di ibrido, apparentemente più generoso, in termini di risparmi, ma che permetterà ad amministratori facinorosi di continuare impuniti a sguazzare nel torbido.

Altri accordi trasversali trovati in Parlamento investono l’annullamento, come in origine si voleva attuare, nel ridurre i remuneratissimi quanto inutili membri dei consigli di amministrazione di Enti che lavorano per le PA, nonché un bel favore fatto alle potentissime multinazionali farmaceutiche che continueranno a vendere i loro farmaci di punta, senza la seccatura della concorrenza.

In conclusione,chi continua imperterrito a prendersela con i tedeschi o è colluso, oppure ignora il fatto che prima sarebbe meglio diventare virtuosi, dopodiché si potrà pretendere da loro di scoprire le carte, allora sì che non potranno più avanzare pretesti.

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