La sagra dei diritti

320px-Raiano Sagra della Ciliegia 2007 006 I tagli alla spesa pubblica sono stati l’ennesima occasione per aprire il festival dei diritti, per quello dei doveri, il tutto è rinviato alla prossima generazione.

Ci sono in primo luogo i diritti dei dipendenti pubblici, verranno esodati, ma con la garanzia dell’esodo, cioè della pensione, con le vecchie regole.

Anche se si tratta di dirigenti che hanno diretto otto dipendenti o di colonnelli diventati generali per meriti politici, non ci risultano eventi bellici particolari nei ministeri romani.

Insomma, già che avevano goduto di favoritismi: posto sicuro, stipendio elevato, basso stress, è giusto garantirgli anche un comodo esodo.

Ci sono poi i diritti degli esodati delle imprese private, a pezzi e bocconi si cercano i soldi per portarli in salvo, come i barconi che arrivano a Lampedusa.

Poi ci sono i diritti dei piccoli comuni, dove si registra una nascita all’anno, delle piccole Province, dei Tribunali di quartiere, senza i quali si inceppa la giustizia, poi quelli dei piccoli ospedali che hanno più personale, che degenti.

Insomma, tutti hanno diritti, che hanno un costo, tutti strillano alla salvaguardia, senza dire chi deve pagare, o meglio, facendo pagare i produttori di ricchezza, che spesso non hanno diritti.

Infatti se un artigiano, un commerciante, o un lavoratore autonomo, chiude, non ha nessun diritto, nè la cassa integrazione, né l’esodo, gli resta la mobilità, cioè la possibilità di andare in giro per i bar del paese. Però è giusto, si tratta quasi certamente di un ex evasore fiscale.

Niente pietà per chi evade le tasse, ma neppure comprensione per chi ruba lo stipendio. Questi ultimi almeno il lavoro lo hanno avuto, ci sono invece quelli, per lo più giovani, circa il 40%, che non hanno un’ occupazione, anche per loro niente biglietto per la sagra del diritto, però grandi citazioni. E’ giusto, non contano nulla, vuoi mettere con i quattro anni di cassa integrazione dei giornalisti o con i privilegi dei politici, quelli si che contano!

Dimenticavo autonomi e disoccupati, non hanno ferie, malattie, infortuni. Insomma sono costretti ad essere sani per definizione. Quindi, poiché basta la salute e un par de scarpe nove, niente biglietto per il festival del diritto. Il sindacato parla ogni minuto di equità e allora domandiamoci: è equo che la fiscalità generale paghi gli stipendi dei distaccati sindacali, mentre milioni di persone in caso di difficoltà, non hanno nessun diritto?

Suona ironico lo slogan di tutti i politicanti: “non lasceremo indietro nessuno”, ovviamente di quelli che sono a bordo del treno dei garantiti.

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