La rottamazione si è fermata ad Eboli

servizio-rottamazione Con il ritorno in campo di Bassolino, che vuol tornare sindaco di Napoli e potrebbe farcela, siamo all’overbooking del vecchio. Dopo De Luca, ora Bassolino, per tacere di Emiliano, Fassino, Chiamparino. Per carità, personaggi e storie diverse, ma tutte datate, tutti provenienti dal vecchio Pci, che sommati agli ex socialisti, agli ex democristiani, rendono evidente che la rottamazione renziana è stato un fenomeno di facciata, oltre che un formidabile slogan per prendere il potere. Perché D’Alema va rottamato e Fassino no? Qual è la discriminante che rottama la Bindi ed esalta Franceschini? L’ età anagrafica? Non pare, perché sono al governo vecchi che fanno politica da sempre e più giovani, che pure la fanno da sempre. Poi perché tra i rottamati ci sono “giovani” come Letta e Pistelli. Allora la rottamazione è un problema di qualità. Vorrebbe dire che Letta è un incapace e Crocetta un genio della politica? Vuoi vedere che è un problema di onestà? Vorrebbe dire che Bersani è meno onesto di Verdini? Potrebbe essere un problema estetico. Il criterio estetico era già stato introdotto da Berlusconi, ricordate le ministre Prestigiacomo e Carfagna, più un plotone di bellone tra le deputate? Ecco, nel plotone renziano le belle abbondano: Boschi, Madia, poi le presenzialiste televisive, Ascani, Bonafè, Morani, Moretti, oggi un po’ in disuso. Se cosi fosse, la rottamazione sarebbe una mano di bianco data sul vecchio edificio. Non resta che una possibilità, la vicinanza al capo, l’adesione acritica alla sua narrazione. In un Paese trasformista come il nostro, dove chi comanda ha ragione per definizione, è evidente che la rottamazione si è fermata ad Eboli, anzi a Lampedusa. Per questo nel nostro Paese, oltre a schiere di migranti, vediamo circolare branchi di gattopardi.

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