La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci.

1703560 0Il 15 settembre di sei anni fa, Oriana Fallaci ci ha lasciato: in molti la ricordano come l’appassionata compagna di Alekos Panagulis, perseguitato e torturato dal regime greco dei colonnelli, una coerente antifascista, che ha combattuto nel Corpo Volontari della Libertà, ma che ha saputo anche denunciare i crimini commessi nel nome del comunismo; una donna libera, prima che liberale, che ha sempre detestato il conformismo e la piaggeria intellettuale, difendendo con fermezza le proprie idee. 

Trovo perciò riprovevole ed indegno che ci sia stato chi l’abbia sommariamente accusata di razzismo verso gli islamici o l’abbia definita una neo-reazionaria, spesso senza nemmeno aver letto i suoi libri.

La si è rimproverata per aver scritto, in polemica con certi cattolici, che la pace non è un mondo utopistico dove tutti si vogliono bene e che, citando il Vangelo di S.Marco, Gesù non era un pacifista.

Non le si è perdonato di essersi dichiarata atea e di aver affermato di non credere nel “masochismo di porgere l’altra guancia”.

La si è messa alla gogna perché ha scritto che le Crociate, “prima di essere una serie di spedizioni per entrare in possesso del Santo Sepolcro, furono la risposta a quattro secoli di invasioni islamiche” e ciò cozza contro le radicate convinzioni del popolo di sinistra.

Si è condannato la Fallaci perché ha avuto l’ardire di ricordare, citando il Corano, che Maometto proibisce l’integrazione dei musulmani con gli infedeli, ossia i non musulmani, e mira, esclusivamente, alla loro sottomissione. La si è messa sotto accusa quando si è dichiarata contraria ad ogni regime concordatario fra Stato e Chiesa.

Personalmente non ero d’accordo con lei quando propose una visione laicista e non laica dello Stato, in quanto ritengo che la religione abbia un importante ruolo morale nella società, ma penso anche che ogni opinione meriti rispetto.

Questo “Mastro Cecco” contemporaneo (il personaggio storico che fini sul rogo in quanto accusato di eresia) non è mai stato amato dai “censori” di sinistra, forse perché non era “addomesticabile”. Oriana ha sempre rifuggito la retorica ed i luoghi comuni, puntando direttamente al cuore dei problemi. E questo cos’è se non onestà intellettuale?

Una virtù da tempo assente in certi “maitres à penser” da salotto. Ricordo ancora i vaneggiamenti di quel fanatico che proponeva di bruciare i libri della Fallaci nelle piazze di Reggio Emilia, così come facevano i nazisti in Germania.

In verità c’è chi si è spinto anche più in là, giungendo ad ironizzare sulla sua grave malattia con le seguenti parole: “la Fallaci recita la parte della coraggiosa perché ha un piede nella fossa”.

Nelle ultime pagine de “La rabbia e l’orgoglio” la Fallaci scrive: la mia Italia è “ un’ Italia laica e non imbelle. Un’Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa e fiera di se stessa, un’ Italia che mette la mano sul cuore quando saluta la bandiera bianca rossa e verde”.

Di Oriana Fallaci rimarrà in molti il ricordo di un’italiana per troppo tempo ingiustamente denigrata ed osteggiata, di una donna certamente esemplare per coerenza, tenacia e lucidità intellettuale.

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