La questione settentrionale prescinde dalla Lega

4977274 mLa grande intuizione politica di Bossi, al di la del coacervo di genere umano che si è collocato intorno a lui e dietro le bandiere leghiste, è stata la questione settentrionale.

Bossi ha saputo coagulare ed interpretare i sentimenti di insoddisfazione e di frustrazione che interessavano i ceti medi, ma anche le masse operaie del settentrione, di fronte ad uno Stato sempre più centralista e fiscalmente oppressore. Uno Stato che si è limitato, per decenni, ad aumentare il carico fiscale sui ceti produttivi del settentrione, artigiani, commercianti, ma anche operai e impiegati, trasferendo le risorse del prelievo dal nord ad un meridione parassita, storicamente abituato a vivere di assistenzialismo e di voto di scambio.

Uno Stato che ha sempre inserito, ai vertici della sua burocrazia, dai ministeri alle Università, personale di provenienza meridionale, che ha investito nel meridione miliardi di lire prima e di Euro poi, senza ottenere risultati utili allo sviluppo complessivo dell’Italia: l’esempio eclatante è rappresentato dall’autostrada Salerno-Reggio Calabria, da decenni in costruzione senza essere mai stata completata e dal fatto che il transito autostradale, da Napoli in giù, a differenza del resto d’Italia, continua ad essere gratuito.

A ciò si è aggiunto il triste spettacolo dell’immondizia che ha invaso le città della Campania ed il cattivo esempio di Amministrazioni comunali inette, incapaci di produrre soluzioni autonome, se non quelle di proporre il trasferimento dei loro rifiuti verso le discariche ed i termovalorizzatori delle città del nord Italia o la loro “esportazione”, a spese dell’intera collettività, nei paesi dell’Europa del nord.

Si è aperta così una fase politica nuova che ha introdotto, nel programma dei partiti, anche quelli che prima snobbavano la Lega, il tema del federalismo fiscale ed amministrativo. Fu la Lega, per prima, a comprendere che un’ immigrazione incontrollata di extracomunitari in Italia avrebbe prodotto una crescita esponenziale dei reati contro la persona e la proprietà, unitamente ad un appesantimento dei costi delle Amministrazioni locali per l’erogazione di servizi sociali a soggetti non contribuenti, oltre che un progressivo sovraffollamento delle carceri.

Per troppo tempo i maggiori partiti, specie quelli di sinistra, hanno considerato la Lega Nord una semplice aggregazione di ignoranti ed egoisti, trascurando invece il fatto che certi valori, come l’avversione allo spreco di denaro pubblico e all’assistenzialismo di massa perpetratosi per anni nelle regioni meridionali, facevano parte del comune sentire della gente, al di sopra degli schieramenti politici.

Fu la Lega, per prima, a denunciare il fenomeno delle truffe perpetrate ai danni dello Stato da falsi ciechi e falsi invalidi ed il fenomeno dell’assistenzialismo fatto di inutili corsi professionali per eterni disoccupati.

Fu la Lega a comprendere, per prima, la gravità del tema della sicurezza, soprattutto nelle grandi città, proponendo soluzioni improvvisate, come le ronde pagane, ma che hanno avuto il merito di affrontare in concreto le paure e la ansie delle popolazioni metropolitane di fronte alla criminalità diffusa ed in espansione.

Maurizio Belpietro ha giustamente scritto sul quotidiano “Libero” che dirige: “Il leader leghista aveva intuito che c’era un ceto produttivo il quale non sopportava più di dover pagare tasse sempre più alte per avere in cambio servizi di livello sempre più basso e di essere asfissiato da una burocrazia sprecona”.

Ora che la Lega sembra implosa di fronte ad accuse che, se provate dalla magistratura, comprometterebbero la credibilità politica del suo gruppo dirigente per i prossimi decenni, occorre che il mondo politico non commetta l’errore di sottovalutare l’estrema attualità della questione settentrionale, a prescindere dai destini di Bossi e del suo “cerchio magico”.

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