La partita di Conte sulla pelle dell’Italia

A dispetto dei sondaggi che lo vedono in cima alla popolarità e pure a dispetto di quelli che gli attribuiscono, nel caso si presentasse da solo alle elezioni, un risultato superiore a 5 Stelle e Pd, non crediamo che Conte farà un suo partito. Un po’ perché l’uomo è furbo e ricorda la fine dei premier Dini e Monti, che inorgogliti dal successo, sono finiti assai male nelle urne, poi perché un partito lui lo ha già, i 5 Stelle e pure una maggioranza alternativa al centro-destra, che è quella attuale. Se la sua popolarità rianimerà i 5 Stelle e abbasserà il Pd, chi potrà contestargli la leadership? Il disegno è chiaro: dopo il Conte uno e due, si prepara al Conte tre, cioè ad essere il capo di un nuovo centro-sinistra grillinizzato. Dove si predica un mondo verde, digitale e persino nuovo, mentre proseguono le vecchie pratiche lottizzatrici, i bonus elettorali, i redditi di vario genere, senza preoccuparsi del debito montante e della deindustrializzazione a cui va incontro il Paese. Un Paese in cui ci si inginocchia contro il razzismo americano, mentre sempre più gente è in ginocchio. Il contismo è l’ultimo urrah dei poteri garantiti, giornalisti che sentenziano ben pagati, su giornali che vendono sempre meno, magistrati ben retribuiti, ma che stanno in tribunali chiusi, burocrati a cui non dispiace il fermo del Paese, visto che i loro stipendi non vengono toccati, mentre chi lavora per produrre la ricchezza, paga il conto per tutti: si assume il rischio sanitario di andare al lavoro, vede decurtato lo stipendio dalla Cassa integrazione e alla fine perde pure il posto di lavoro. Diciamolo chiaro, lo slogan” non lasceremo indietro nessuno” vale solo per i garantiti, che non sono quelli che creano ricchezza e posti di lavoro.

Il tutto condito da una narrazione farlocca, seppure rassicurante. I soldi ci sono e non è vero, ma intanto è tornata la stagione della spesa corrente, senza una traccia di investimento. Non abbiamo decisioni, ma mediazioni e rassicurazioni che ci porteranno alla morte seppure dolce. Arriva l’Europa è vero, ma ci chiederanno di essere seri e subordineranno i soldi agli obbiettivi, una cosa giusta ma drammatica per un Paese che non riesce a spendere neppure i fondi strutturali. Ora abbiamo gli Stati Generali, dove nessuno parlerà del taglio della spesa, nessuno dirà che non basta semplificare le procedure, cosa indispensabile, ma che bisogna tagliare con la burocrazia i burocrati e i loro stipendi, esattamente come purtroppo vengono tagliati i lavoratori delle imprese che stanno sul mercato. Non serve a molto ridurre i parlamentari, se non tagli i Comuni e le Province, i sindaci dicono di essere senza soldi ed è vero, ma continuano ad assumere dirigenti e portaborse. Il contismo ricorda l’ultimo Andreotti, quello del tirare a campare, per questo ci interessa poco il destino del premier e non basta a giustificare il suo operato neppure la debolezza di un centro-destra che non riesce a diventare moderno. L’opposizione che ricordiamolo, eccetto un anno di Conte uno, non governa da dieci anni, può dire sciocchezze, ma non può fare disastri, come quello dell’Italsider. Da Monti in poi alla sanità sono stati tagliati 37 miliardi di euro e lo hanno fatto quelli che ora stanno al governo con Conte. Il resto è fuffa.

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