La nuova strada di Adornato

31vqimvh7vL. SL500 AA240 Il libro scritto da Ferdinando Adornato dal titolo “La nuova strada, occidente e libertà dopo il novecento”, già in copertina evidenzia il filo conduttore seguito dall’autore nel suo saggio, che si sostanzia nell’espressione “per non essere più nè ex nè post”.

Quello di Adornato è un lungo percorso letterario iniziato con “oltre la sinistra” del 1991 e continuato con “la rivoluzione delle coscienze” del 1997, fino a quest’ultima opera che rappresenta una sorta di summa del suo pensiero politico, ma anche filosofico.

Nell’introduzione l’autore osserva che in fondo siamo tutti ex o post: ex democristiani, socialisti, comunisti, fascisti, repubblicani ecc.. in quanto i nuovi contenitori politici, non sono ancora riusciti a creare stabili identità collettive. Spesso schiacciati dalle ideologie del passato, gli italiani sarebbero come spaesati a causa della perdita delle loro radici. Finora ha prevalso, secondo Adornato, quel patetico sport nazionale che considera chi lascia la sinistra un reprobo e designa invece come eroe chi lascia la destra. Adornato antepone le idee e la persona ai partiti, sostenendo che si tratta di combattere una sindrome politica diffusa quanto dannosa: il leninismo bipolare.

Si tratterebbe cioè di combattere la tendenza a considerare il partito o la coalizione non come un mezzo, laico e libero per raggiungere un risultato, ma come il fine dell’agire politico. Questa tendenza condurrebbe alla militarizzazione dell’appartenenza, che si sostanzia nel quesito “con chi stai”, a scapito dei progetti e delle idee. A sostegno della sua tesi Adornato cita Winston Churchill: “Ci sono uomini che cambiano idea per amore del loro partito, altri che cambiano partito per amore delle loro idee”; i primi sono i leninisti, i secondi gli idealisti. La riflessione compiuta dall’autore in questo libro non è solo politica, come dicevo all’inizio, ma anche filosofica. Adornato infatti osserva che l’ideologia comunista, anziché dimostrarsi, come voleva Marx, l’erede della filosofia classica tedesca, costituì il rovesciamento di quella identità occidentale fondata sull’umanesimo cristiano e laico e sulla centralità della persona.

L’autore sostiene che la centralità della persona nel XX secolo è stata aggredita dai totalitarismi che propugnavano la centralità della classe o della razza. Bisogna dunque recuperare i valori fondativi della civiltà occidentale, basati sulla centralità della persona e della sua libertà, riconducendoli all’interno dell’universo politico liberale e popolare.

Nella parte conclusiva la riflessione assume anche un tono teologico-religioso, giungendo a sostenere la necessità di spezzare la deriva nichilista che sta contagiando il mondo occidentale e di tornare a credere. Tornare a credere per scoprire nuovi spazi di fede o per ritrovare fiducia nella forza della ragione e nella luce della nostra coscienza.

Ciò in ragione del fatto che usciamo da un secolo nel quale la politica ha voluto sostituirsi a Dio, uccidendo ogni umanesimo laico e cristiano.

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